DRUSILLA FOER E L’UNICITÀ

Drusilla Foer Sanremo

DRUSILLA FOER E L’UNICITÀ

Tutti noi pensiamo di essere unici, facile no? Per niente, perché per comprendere la propria unicità ed accettare la propria unicità è necessario capire di cosa è composta la nostra unicità, di cosa è fatta, di cosa siamo fatti… noi

Drusilla Foer

L’unicità

Poche parole, semplici e immediate, nel monologo di Sanremo di Drusilla Foer, che condensano riflessioni che da poco più di un secolo toccano trasversalmente tutti noi. Sì, da poco tempo. Da quando la nostra coscienza ha fatto quel salto che le ha permesso di affacciarsi sul mondo dell’Io e scoprire che esiste una moltitudine di combinazioni possibili.

Tutte perfette nella meraviglia di questo Lego magico che è il disegno universale dell’evoluzione di cui, ognuno di noi, è protagonista.

La domanda di Drusilla Foer è evocativa e provocatoria.

Come si fa? Per essere unici bisogna conoscere la propria unicità.

Ed è davvero difficile quando tutto intorno a noi, dal momento in cui arriviamo in questo mondo, comincia ad inquadrarci in quegli schemi che rassicurano, che omologano, che ci fanno sentire ancora parte di quella massa di individui che aveva necessità di essere uno, nell’impossibilità di essere qualcuno.

Nell’assenza di un punto interiore che definisse un centro di gravità permanente intorno al quale permettersi di ruotare come un meraviglioso derviscio.

Quel centro di gravità permanente che molte anime hanno lentamente costruito nei secoli.

La via

Drusilla Foer propone una via. Prendiamo tutto quello che siamo, alziamolo verso il cielo e amiamolo così com’è. Lasciandoci alle spalle paure, dolori, traumi, necessità che ci separano da noi stessi.

Sì Drusilla, è una via possibile, hai ragione.

Una via che richiede l’innocenza di un bambino che guarda al futuro con fiducia incondizionata.

Una parte di noi può farlo. Tante altre parti non riescono. E io le amo incondizionatamente, amo la loro paura, amo la loro difficoltà.

Per tutta la vita ho cercato di trovare una via da portare come possibilità.

Mi sono distaccata dalla difficoltà e dalla debolezza, combattendo sempre con il coltello tra i denti nella speranza di insegnare il coraggio, la determinazione, la caparbietà, la possibilità di realizzare l’impossibile. Qualità eccelse, se non fossero usate per negare la vulnerabilità che è parte di ognuno di noi. Nella meraviglia dell’equilibrio energetico che caratterizza il nostro Universo, il disequilibrio ha presentato il conto.

Il dubbio

Non pensavo di poter essere e fare altro. D’altronde il modello al quale mi ero uniformata, nella speranza di essere vista e amata, è il modello imperante. Non avevo grandi alternative. O vinci o perdi. Ho perso pensando di vincere. E alla fine ho vinto accogliendo la perdita e scoprendone il dono nascosto al suo interno.

Eppure, per anni, sono rimasta bloccata tra il tentativo di cambiare modello e la possibilità di costruirne uno nuovo. Proprio perché non capivo la mia unicità. Non riuscivo a vedere chi ero. Perché conoscevo solo quello che gli altri si aspettavano da me. È stato un lento lavoro di ricostruzione, di scoperta, di terrore e di meraviglia.

Quando ti affacci su te stesso scopri un oceano sconfinato di fronte ai tuoi occhi.

Un orizzonte ambivalente. Eccitante per esploratori entusiasti o terrorizzante per naufraghi disperati. Oppure, semplicemente, un territorio da esplorare.

E che bello sarebbe se avessimo una mappa da seguire, per poterlo attraversare sapendo che, pur avendo le caratteristiche di un labirinto, c’è una uscita dall’altra parte che ci aspetta.

La mappa

Nell’immenso Amore che ci accompagna ogni istante della nostra vita, questa mappa ci è stata resa disponibile. Dalla notte dei tempi. Credo che l’astrologia sia nata insieme all’uomo, perché da sempre l’uomo guarda le stelle sapendo che lì ci sono le risposte che cerca.

E lentamente, nei secoli, i contenuti dell’astrologia si sono integrati alle altre discipline portando sotto i nostri occhi uno strumento che è un vero e proprio ponte tra la razionalità e l’intuizione. Qualcosa che ci dà sufficiente logica per aprirci all’ascolto delle meraviglie che ci abitano.

Quando ho incontrato la mia mappa ho visto solo un rebus. Impossibile da decifrare se usi la lingua sbagliata. Se vuoi leggere un libro in inglese usando l’italiano non andrai avanti di una riga.

È necessario imparare a leggere la mappa imparando la simbologia, comprendendo i significati dei simboli che la compongono e, con i tempi necessari ad imparare un nuovo linguaggio, installare un navigatore interiore che decodifichi le informazioni.

Il parallelo con i navigatori moderni è fantastico. Aumentano la capacità di indicarci la direzione migliore elaborando le informazioni che gli arrivano dall’esperienza sullo stesso percorso. Esattamente ciò che fa la nostra psiche.

Eppure c’è ancora tanta gente che il navigatore non lo usa.

Che rimane in fila ore senza cercare soluzioni, che fa sempre lo stesso percorso senza provare ad esplorare quelli alternativi che il navigatore suggerisce, che non lo usa più perché su centinaia di volte, una volta sola, una sola, lo ha portato su una strada sbagliata.

La direzione

Quella mappa, che risponde al nome di Tema natale astrologico, è la sintesi della nostra unicità.

Uno strumento prezioso, un concentrato di informazioni, indicazioni, suggerimenti, comprensioni e ipotesi di lavoro. Una mappa che ci accompagna alla comprensione del percorso già fatto e ci aiuta a direzionare meglio il futuro, a muoverci scegliendo i filtri che vogliamo utilizzare (velocità, costi, aree di servizio presenti o panorami da guardare).

Perché, se è così potente e risolutiva, abbiamo tutte queste reticenze ad utilizzarla?

Scetticismo e incredulità sono sicuramente alla base, ma anche l’ignoranza sul tema, la mancanza di riferimenti oggettivi sui quali fare le proprie riflessioni e considerazioni nonché l’abuso che per molto tempo si è fatto della capacità di interpretare le mappe da parte di soggetti poco inclini al servizio e molto devoti al potere.

Sono d’accordo.

Ma questo non inficia la validità dello strumento, l’enorme potenziale che ha di prendere tutto ciò che ci separa dalla nostra unicità e di riposizionarlo sulla mappa per farci camminare nella giusta direzione.

I dolori, i traumi, le paure, le credenze, le convinzioni, l’ambiente familiare e sociale, le persone che incontriamo… tutti elementi ed esperienze che fanno parte, in qualche modo, del nostro progetto. Che sulla nostra mappa hanno un senso, assumono un significato.

Elementi ed esperienze che definiscono e cesellano la nostra unicità.

Potremmo dire, utilizzando ancora una volta le parole di Drusilla…

Tutte queste cose sono io! Sarà una figata pazzesca

La destinazione

Sing with your voice
Sing with your voice

Una mappa che lentamente svela la nostra destinazione come esseri umani incarnati, il meraviglioso e unico progetto che abbiamo scelto di realizzare.

La nostra unicità è indispensabile all’Universo.

Qual è l’unica incontestabile cosa che caratterizza l’Universo? La biodiversità. È vero che per la stragrande maggioranza delle cose che abbiamo siamo uguali, ma quella differenza che ci distingue fa la differenza ed è gradita a chi ha messo in moto la manifestazione, cioè Dio.

Deus impari gaudet, Dio si compiace della differenza dicevano i pitagorici.

Nessuno ti chiede di interiorizzare l’omologazione.

La scelta che hai fatto di incarnarti ti chiede di assumerti la responsabilità di tirare fuori la tua specificità, la tua voce, che è la cosa che ti distingue di più in assoluto.

C’è gente che non scopre il proprio timbro e parla sempre con le voci degli altri.

Esplora la tua mappa. Canta con la tua voce.

Grazie Drusilla.

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