AMORE E LIBERTÀ

Amore e Libertà

Amore e Libertà

La Libertà è prima di tutto un atto interiore. Un atto d’Amore.

La Libertà crea uno spazio intorno a te che può fare paura.

Questo spazio è un vuoto, e il vuoto è qualcosa da riempire. Quello che potremmo utilizzare per riempirlo potrebbe essere disorientante, diverso, proibito, negato.

Più lo spazio è grande, più è grande la nostra Libertà e più cresce la paura del contatto con il vuoto.

Quando lo spazio è piccolo possiamo riempirlo con tutto ciò che ci dà sicurezza. Credenze, schemi, dogmi, cose, persone. Illudendoci che questo riempimento composto da ciò che ci rassicura, sia sufficiente per una buona esistenza. In realtà, dentro di noi, la pulsione ad allargare questo spazio continuerà a premere e sarà direttamente proporzionale all’intensità della nostra relazione con l’Anima

L’Anima è un viaggiatore, un esploratore, un ricercatore.

Viene qui per questo e non possiamo bloccarla in uno spazio limitato. Anche quando, paradossalmente, la nostra quotidianità si esprime in un modo opposto alla sicurezza e ci sembra di essere più liberi di altri. Lo spazio sconfinato è identico ad uno spazio che non esiste. Vivere nelle estremità è un modo per negare il confine, in questa dimensione terrestre dove è necessario, utile e sano.

Questo confine, che da molti viene oggi percepito solo come un limite, è ciò che possiamo muovere, sempre più in là, man mano che procediamo nell’esplorazione.

L’importanza del disagio

Mi vengono in mente i barboni e il loro modo di essere liberi. Un modo che la società giudica.

Ognuno di noi, incrociando un barbone per strada, nel momento in cui si concede uno spazio emotivo rispetto a quell’incontro, prova disagio, vergogna, pena. Sensazioni spesso colmate da qualche moneta.

Rifletto su come lo spazio di libertà di un barbone si basa su un ampio concetto di affidamento, il più delle volte sotteso e inconscio. Dormire per strada, alla mercé di tutti i pericoli che il buio porta con sé, richiede necessariamente quell’atto di affidamento, inevitabile per vivere quella libertà.

La mancanza di ogni sicurezza, vissuta a volte in modo caricaturale da quei barboni che viaggiano con decine di buste, evidenzia quanto lo stretto collegamento tra libertà e sicurezza sia evidente e crei tutti quei legacci che poi nella realtà, riducono profondamente il nostro spazio di libertà.

Nello spazio vitale del barbone, l’unica cosa che veramente c’è è lui.

E chi, in quella dimensione, ha imparato davvero a lasciare andare e a contare su se stesso, può dire di aver trovato il vero senso della Libertà. Ed è per questo che proviamo disagio. Perché il barbone ci ricorda la nostra paura di quello spazio vuoto da riempire con tutte le meraviglie che ci sono in ciò che ancora non conosciamo di noi.

Sentire il centro

Lo stupore e la meraviglia sono il regalo del nostro bambino interiore che guarda con gli occhi di chi non sa ed è acccompagnato da un adulto che si muove dal centro.

Un centro che è la somma di tutto ciò che ha appreso, superando i confini precedenti.

La mancata valorizzazione del processo di apprendimento del passato e del suo risultato, a prescindere dal contenuto dell’esperienza in termini positivi o negativi come siamo abituati a pensare, ci porta continuamente fuori da questo centro, con la conseguenza di perdere punti di riferimento che ci permetterebbero di procedere, ancora e ancora, in ogni direzione possibile.

La Libertà diventa quindi un progressivo ampliarsi del nostro centro, cioè del nostro Cuore.

Quella parte di noi che è in grado di contenere ogni cosa e che si identifica con il Coraggio. Una qualità presente in ogni essere umano con buona pace di Don Abbondio.

Il coraggio del Leone, la sicurezza del Toro, il lasciare andare dello Scorpione e la Libertà dell’Acquario sono quattro elementi che non possono essere disgiunti l’uno dall’altro. Il movimento ritmico tra avere e lasciare andare è la base di tutto questo. Insieme alla visione di un Io individuale che danza con il Noi del collettivo.

Possediamo, prendiamoci il dono contenuto in quel possesso, e lasciamo andare.

In una spirale virtuosa che forma sempre di più la consapevolezza che tutto ciò che è fuori di noi è transitorio. E che solo il nostro Cuore, dove risiede il coraggio, è ciò che rimane.

Ed è da lì, da questo centro che possiamo cavalcare spazi di Libertà davanti a noi, nella piena fiducia che questa è la direzione nella quale, incarnandoci, abbiamo deciso di andare.

Il concetto di Libertà va ripulito da ogni eccesso. Per non diventare una libertà indecente che non tiene conto dello spazio dell’altro con il quale la dimensione relazionale ci pone in contatto. Come gocce di un immenso oceano che condividono lo stesso spazio vitale.

Non si è liberi se non ci si fida di se stessi e della Vita.

Se non si accetta l’impermanenza e la ciclicità delle cose.

Se non si esercita il proprio coraggio e il diritto ad essere se stessi nella Vita.

Il maestro dell’Amore e della Libertà

La Vita mi ha donato un grande maestro che mi segue da prima che io nascessi e che ha deciso di incarnare l’aspetto estremo della Libertà e la continua oscillazione tra sicurezza e Libertà. Il mio rapporto con questo Maestro si è mosso per decenni tra la vergogna e la pena, tra la rabbia e il dolore, tra l’indifferenza e il pathos.

Oggi, ogni volta che la incrocio, provo moti di tenerezza nel riconoscere, in quel suo movimento, i tentativi di trovare la giusta dimensione della mia Libertà.

La vita è generosa, ci crea ogni occasione possibile per imparare. E quando scegliamo il nostro progetto d’Anima ogni pezzo, ogni persona, ogni esperienza è funzionale allo scopo.

Il tema della Libertà è sempre stato centrale nella mia vita e la pièce teatrale che ho messo in piedi prevedeva ogni ruolo. Il carceriere, il carcerato e il fuggitivo. E io, di volta in volta, mi sono specchiata in questi elementi vivendo esperienze dolorose, coinvolgenti, di lungo periodo che sedimentavano dentro di me informazioni.

Oggi, ciò che rimane di tutte queste informazioni, è la piena consapevolezza che la Libertà è un dono immenso. È qualcosa di cui non possiamo privarci per paura della morte e, la sua accettazione, ci rende profondamente liberi.

Intorno a questo principio si sviluppa il coraggio di vivere e la soddisfazione del bisogno di radicamento che ognuno di noi ha bisogno di soddisfare.

Il radicamento è forse l’esigenza più importante e più misconosciuta dell’anima umana. È tra le più difficili a definirsi.

Simone Weil, La prima radice

Nell’equilibrio dinamico di queste parti di noi, vita, morte, sicurezza, libertà, radicamento e impermanenza, la fiducia nel processo della Vita, è ciò che ci permette di avanzare.

In un binomio indissolubile tra l’Amore per noi stessi e la Libertà.

Post scriptum: Il processo di consapevolezza è un processo progressivo nel quale l’elemento più prezioso è il dubbio. E grazie a lui che ci poniamo domande alle quali cerchiamo risposta e, in questo movimento i nostri pensieri sono, e devono essere contraddittori e conflittuali tra loro. Perché questo è il movimento con il quale procediamo cioè l’armonia tramite conflitto, come dimostra l’articolo sullo stesso tema che postavo qui il 10 novembre dello scorso anno.

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