IL MALE È ASSENZA DI BENE

Eclissi di Sole

IL MALE È ASSENZA DI BENE

Questa frase risuona in me da alcuni giorni, complice questa Luna piena in Pesci, che si muove nelle profondità del mio essere. Alla ricerca di uno spazio di fiducia che accolga, e integri, un nuovo concetto di ordine umano. Ordine al momento ampiamente contaminato dall’intolleranza e dalla separazione.

Il male è assenza di Bene è una affermazione arrivata durante una lezione di Cabala e già allora mi aveva folgorato nella sua dimensione di Verità, anche se al tempo l’avevo solo intuita nella vibrazione delle parole che la compongono.

La possibilità di non vedere il male come spazio di espressione indipendente ed assoluto, mi ha rincuorato e ha rinsaldato in me la convinzione di agire tenendo sempre il Bene come orizzonte di riferimento.

Col il passare del tempo ho capito che c’era altro da leggere in questa affermazione e ho lasciato che la Luna, ciclo dopo ciclo, lavorasse. Ed è stato davvero bello e rivelatore ciò che è arrivato.

L’importanza del disagio nel processo di Luce

Fino ad ora, per comprendere, si è sempre partiti da ciò che non funziona.

Come se lo spazio di Bene, essendo così limitato nel tempo, fosse considerato più un regalo, un dono e come tale effimero. Da questa prospettiva il disagio e la sofferenza sembrano avere maggiore spazio e, dal punto di vista della memoria, questo è particolarmente vero. Tendiamo a ricordare più gli episodi negativi e sofferenti della nostra vita che quelli piacevoli.

Provate a scrivere una lista di entrambi. Dopo un po’ vi accorgerete che le cose belle rimangono ampie, più generiche, come se corrispondessero a dei modelli più che a delle esperienze. Invece, quando scriviamo della sofferenza, ci ricordiamo ogni piccolo dettaglio.

Perché è questo che ci serve. Capire cosa non ha funzionato nel processo per acquisire la rotellina dell’ingranaggio mancante. Questo processo di comprensione richiede a volte anni di lavoro e la sensazione è che quel pezzetto sia infinitesimale rispetto alla sofferenza vissuta.

Se dovessi trovare un’analogia per spiegare questo concetto direi che è sufficiente un piccolo buco da cui entra un raggio di luce in una stanza buia per riuscire a distinguere lo spazio e il contenuto. La nostra pupilla si dilata e coglie ciò che nel buio totale non vedeva. Basta davvero poco per attivare uno sguardo interiore più ampio. Certo possiamo anche decidere di rimanere bendati e non cogliere l’opportunità, ma questa è un’altra storia.

La proporzione tra buio e luce è, allo stato attuale, sbilanciata nel nostro processo di apprendimento. E lo è ancora di più perché dimentichiamo che siamo già Luce. E in questo dimenticarci di Noi dobbiamo fare un lungo giro per ritrovarla, come il caro Alchimista di Coelho ci ricorda..

Sto iniziando soltanto adesso qualcosa che avrei potuto cominciare dieci anni fa. Ma sono felice di non aver atteso altri dieci anni.

Paulo Coelho, L’alchimista

La riflessione

Come molti altri di Noi in questi tempi, vivo esperienze rivelatrici.

L’accelerazione energetica ci aiuta a lavorare molto più in fretta del passato e, anche se sembra di essere su un otto volante, si può cogliere l’opportunità di sintetizzare processi che da anni si muovono dentro di noi.

In una piacevole serata, dove la protagonista era sempre la Luna in Pesci, ho vissuto l’incontro con uno dei nemici più cari del mio universo psichico. Perfettamente rappresentata da un ospite della serata che ha ricalcato in ogni movimento, espressione, parola e atteggiamento uno dei più grandi Maestri di questa vita.

Sto parlando di mia madre. Ancora una volta, Lei.

D’altra parte la Luna in Pesci, perfetta rappresentazione dello stato fetale vissuto da ognuno di noi, non può che muovere consapevolezze in questo ambito così ampio e determinante nella nostra vita.

Fiducia, abbandono, fluire. Tutte parole che per un feto diventano garanzia di sopravvivenza nelle mani e nella pancia di chi abbiamo scelto come veicolo per arrivare in questa dimensione.

È chiaro quindi che la relazione con questa parte terrena non può che essere un campo di esperienza dominante. Sia per le donne che con il modello, nel bene e nel male, devono fare i conti per esprimere il loro femminile. Sia per gli uomini che in una sana relazione con questo femminile, trovano il giusto spazio di espressione relazionale della loro energia maschile.

La Luna

L’episodio

Chiaramente l’esperienza di quella serata è stata molto faticosa visto che l’incontro con i Maestri è sempre portatore di passaggi.

Per non reagire ho dovuto far ricorso a molti strumenti che ho appreso in questi anni. E osservando parti di me che avrebbero voluto esplodere e sistemare a modo loro la questione, mi sono resa conto di come una vecchia dinamica avesse ripreso il suo spazio.

Ogni dinamica ha bisogno di uno spazio teatrale per essere vista. Il palcoscenico è la nostra vita quotidiana. Siamo continuamente immersi in rappresentazioni. Riuscire a vedere chi recita, cosa dice e che parte occupa nella scena complessiva è la chiave per avere le informazioni che ci servono.

Mi domandavo, quindi, perché stava succedendo tutto questo.

Che cosa era successo che aveva richiesto l’intervento di un attore così scomodo a supporto del mio movimento interiore? Un movimento che fino a qualche ora prima era totalmente disattivato e per il quale non riuscivo a trovare il punto di origine. Era come se mi fossi trovata lì dentro senza sapere il perché. E, ovviamente, quel movimento non poteva essersi generato dal nulla.

È qui che ho sentito che il male è assenza di Bene aveva ancora un altro significato per me.

Proverò a spiegare.

Bene/Luce

Noi siamo dei vasi.

Contenitori di diverse dimensioni che magicamente si ampliano ogni volta che ci permettiamo un aumento di consapevolezza.

La nostra incarnazione è per definizione il contenitore del Bene e non c’è limite a quanto possiamo riceverne, ma c’è una capienza di partenza che definisce quanto possiamo trattenere, e una di arrivo che rappresenta il compimento di un processo di apprendimento che, nel nostro Tema natale, è tracciato con ampiezza di dettaglio.

L’Universo è Amore e come tale ci inonda di questa frequenza. Come esseri incarnati e divinità in formazione non riusciamo a contenere tutto questo Amore. È il nostro limite, ma anche la nostra Via.

Ogni volta che la quantità di Bene/Luce che possiamo accogliere supera la nostra capacità di contenere, si innesca un fenomeno di compensazione energetica che è la Via della conoscenza.

L’Amore che ci arriva ha, per ognuno di noi, una particolare sfumatura, riconducibile ad una qualità primaria come la Gioia, il Valore, la Struttura, la Libertà e così via. Qualità sintetizzate in ogni linguaggio simbolico che possiamo incontrare: archetipi dei Tarocchi, pianeti nell’astrologia, Sephirot nella Cabala, Rune nell’alfabeto celtico. Ma anche alberi, fiori, cristalli.

Potremmo dire, in altri termini, che ognuno di noi ha scelto di incarnarsi per lavorare una particolare sfumatura dell’Amore. E, in quell’ambito, si è assunto il compito di svelare per sé e per l’Anima collettiva, ogni rotellina che gli sarà possibile lavorare e donare.

Intorno a questa sfumatura, e al processo di apprendimento, si addensa un meccanismo geniale.

Il meccanismo dell’Amore.

L’Universo ci manda Amore e noi riceviamo Bene/Luce in base alla nostra personale sfumatura.

Questo Amore viene inserito nel nostro contenitore che, al momento, ha una certa capienza.

A questo punto il sistema energetico valuta l’eccesso di Bene/Luce che non ha trovato spazio (potremmo quasi dire in termini quantitativi) e attiva una dinamica compensatrice di Male/Ombra per riportare il sistema in equilibrio.

Basti pensare ai movimenti di up/down che viviamo per capire che funziona così.

Ma la cosa interessante è che tutto parte dall’up, dal momento di Gioia.

Male/Ombra

Troppo facile? Anche no.

La dinamica compensatrice che ci trascina nella sofferenza È un meccanismo che serve a riportare la bilancia in equilibrio.

Come l’arcano della Giustizia ci insegna la Bilancia viene tenuta in disequilibrio nella parte sinistra, quella lunare, proprio perché è da quello sbilanciamento che si sviluppa il meccanismo mentale, la spada, che riporterà temporaneamente in equilibrio il sistema. Che in questo caso lavora a nostro favore.

Che cosa ricaviamo dalla sofferenza che la dinamica ci porta? Un pezzo di conoscenza della rotellina che ci manca. E fin qui, più o meno questo lo sappiamo tutti.

Da questa prospettiva il male/ombra diventa necessario per portare a compimento ciò che siamo venuti a fare e cioè lo sviluppo di un contenitore più grande, sempre più grande. Forse che la parola illuminazione vuol dire questo? La capacità di contenere il tutto?

Sì, è qualcosa che mi risuona molto fortemente è che da un grande senso a tutto questo movimento. Movimento che diventa così chiaro da poter essere utilizzato anche attraverso la volontà.

Scelgo quindi di utilizzare lo spazio della sofferenza per capire cosa mi sta dicendo. Questo dopo che il movimento emotivo, per sua natura necessario, si è acquietato.

La volontà del Bene

In base a questo meccanismo ho quindi due vie per rendere utile il processo di esperienza della Vita.

La prima via è quella tradizionale di analizzare l’evento e il suo contenuto di disagio per capire cosa non ha funzionato e lavorare sull’origine della dinamica. Tutta la psicoterapia tradizionale si basa su questo e, da un certo punto di vista, anche molti strumenti energetici di nuova generazione come le costellazioni familiari e l’astrologia karmica. Via valida e fortemente sperimentata che porta sicuramente risultati.

Dalla mia prospettiva ha però il difetto di lavorare sempre sulla bassa frequenza creando, paradossalmente, un meccanismo di attaccamento ad una zona confort. Come dice Eckart Tolle il corpo di dolore è un’entità che ci governa e alla quale rimaniamo fedelmente attaccati.

La seconda via è quella di lavorare sull’ampliamento del contenitore.

Cioè di ingrandire lo spazio che può accogliere l’Amore che ci viene inviato, integrando aspetti della sfumatura personale. Da questa prospettiva il lavoro è sulle alte frequenze ed ha come rovescio della medaglia un potente effetto destabilizzante.

E per questo motivo anche incredibilmente veloce.

È camminare consapevolmente verso il baratro.

Come dice Francesca Spades nel suo ultimo splendido articolo, fidarsi del buio e in un attimo passare il confine fra due mondi.

È la rappresentazione della carta de La Force. Il suo piede di sei dita nel vuoto, mentre tiene la bocca del Leone tra le mani, è l’immagine del contatto possibile fra i nostri due mondi.

Quando questo avviene dentro, anche fuori quel contatto diviene possibile.

Perché quel baratro è in realtà subito dopo il bordo del nostro vaso.

E nel momento in cui lo accettiamo come limite da superare miracolosamente si amplia e ci contiene. Insieme a quell’energia di Amore che in un primo tempo avevamo rifiutato.

Quel limite si chiama morte.

Qui si tratta di andare oltre l’involucro dell’io.

Domenica sera, in un bellissimo lavoro di gruppo, l’arcano senza nome dei Tarocchi ci ha dato una risposta che qui trova il suo senso.

Lasciare andare il conflitto tra immortalità e morte.

Perché questa è la separazione che la mente ci chiede, ma noi siamo ben oltre questo.

Siamo in un altro spazio di lavoro. Uno spazio di visione dove il tempo della vita è un’occasione magnifica di crescita verso la Luce. Qualunque sia il tempo che abbiamo a disposizione.

Ogni momento è occasione di Bene e possiamo rendere il male/ombra un alleato, riconoscendo il suo ruolo fondamentale nel lavoro di bilanciamento dello spazio energetico della coscienza.

L’origine della dinamica non è nella causa del problema, bensì nell’atto di Amore che non siamo riusciti a tenere dentro di noi. Ritrovandolo possiamo lavorare su quell’origine rimanendo all’interno di spazi di Luce.

Il 6 ottobre Sole, Luna e Marte saranno congiunti nel cielo della Bilancia.

Una splendida immagine di questa possibilità di collaborazione all’interno della nostra psiche. Sole e Luna uniti nell’affermare il diritto alla bellezza, all’armonia e alla pace, diritto che abbiamo il dovere di difendere.

Combattere, contro una mente impaurita e schiacciata da se stessa, per difendere il nostro diritto alla Luce, fa parte dei compiti della nostra anima.

Combattere facendo tesoro di tutti i conflitti già vissuti come fonte di sapienza e di saggezza per rendere sempre più performante il nostro cammino e liberare la mente dalla sua stessa prigione restituendole il suo ruolo più alto.

E non abbiate paura di sentire il disagio che la parola performante vi provoca.

Siamo guerrieri della luce, non più mammolette che devono essere guidate dall’esterno.

Tra l’altro il 6 ottobre è il compleanno di mia madre e io sono commossa da così tanta chiarezza e bellezza.

San Michele Arcangelo

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