LA VERITÀ

La Verità

LA VERITÀ

Questi tre giorni di buio che ci separano dal Natale sono densi di significato e di informazioni. Agire consapevolmente usando strumenti per attraversali è una grande opportunità che ci permette di avvicinarci al concetto di Verità.

Un cammino destabilizzante, illuminante, spaventoso ed estremamente amorevole.

Camminiamo nel nostro passato e in quello dell’umanità, tra le nostre mura difensive e ci affacciamo sul mondo dietro di esse.

Ci muoviamo a fatica tra i nostri dolori chiedendoci il perché della loro presenza, tra le nostre scelte, dense di emozioni contrastanti.

Fuggiamo inseguiti dalle nostre paure, e torniamo indietro per guardarle negli occhi, consapevoli dell’orizzonte di libertà che celano dentro di esse.

Il cammino

Il mio cammino è iniziato il 21 dicembre, giorno rituale nel quale gli strumenti che utilizzo si mettono intorno a me pronti ad accompagnarmi in questa discesa. Ma chi li usa? La parte di me che vuole scendere o quella che fa finta di farlo? Perché, signori miei, qui nessuno è immune dalla paura di se stesso. Guardare dietro le nostre maschere e scoprire mondi di potente ombra e luce ci rende tremanti come animali all’angolo. E la nostra psiche fa un grandissimo lavoro per tessere arazzi che disegnano dentro di noi mondi nei quali possiamo, con quello che siamo, sopravvivere.

Vedere chiaramente questa commistione di animale e coscienza quale siamo è salvifico.

Ci autorizza a comportamenti indotti dall’istinto di sopravvivenza che non solo non può essere rinnegato, ma costituisce la base che ci permette di esprimere il processo della coscienza.

Sembra, però, che quando entriamo in quella dimensione, un diffuso senso di indegnità ci pervada. Come se il parallelismo con il mondo animale possa essere giustificato solo in presenza di livelli di coscienza così bassi da equivalere alla sua assenza. Si dice spesso, si comporta come un animale, non è vero?

Eppure è stato un animale che mi ha permesso di comprendere questa dinamica.

Un animale che ha visto la mia paura e si è spaventato (com’è giusto che sia).

Che ha visto oltre la mia paura, il bisogno, e l’ha accolto (com’è giusto che sia).

Che ha sciolto la mia paura, sostenendomi con la sua presenza (com’è giusto che sia).

E che mi ha permesso di sentire la paura del mio animale e il supporto della mia coscienza.

Il bisogno di verità

Prima di arrivare a quel bivio, dove la sensazione di non farcela da sola è stata totalizzante, ho passato in rassegna parti di me legate al bisogno di Verità.

Come si fa a vivere senza Verità? Senza questa Luce che ci illumina nel dubbio, indicandoci la direzione da prendere. E questa Verità è pesante, è faticosa.

Chi siamo noi per dire di sapere la Verità?

Allora ci fa comodo mutuarla dagli altri, da chi riteniamo più capace e più grande di noi (la mamma, il papà, l’insegnante, il marito, il capo del governo?). Ci fa comodo seguire una verità che ha senso, logica, che rassicura il nostro cervello sinistro che ha bisogno di confini e sequenzialità.

E sopratutto che rende responsabile chi si è assunto il ruolo di definirla, circoscriverla e disegnarla. E, di conseguenza, si prende anche il diritto, e il potere, di difenderla.

È la sua verita, ma diventa anche la mia nella misura in cui mi permette di non espormi sentendo, fino in fondo, la contraddizione che mi governa e mi disorienta.

L’importanza del bivio

Perché, per accettare quella verità, una parte di me non la posso riconoscere.

Devo far sì che tutto quello che sostiene quella verità che mi rassicura sia presente e in primo piano. Tutto quello che dovrò negare per aderire a quella visione, troverà, poi, il modo di tornare a galla (e mettere in discussione la scelta a suo tempo fatta).

Questo succede anche quando sono io stessa il portatore di verità.

In qualsiasi ruolo questa funzione sia esplicitata, e nel mondo olistico siamo in tanti a sentirci portatori di “nuove” verità, il problema rimane sempre quello di sostenere e argomentare la verità che viene portata. In maniera che sia la più vera possibile, cioè la più credibile, in un sincero moto di aiuto che è allo stesso tempo, però, una visione parziale e soggettiva della verità.

Mi sono trovata in quel bivio. Mi sono trovata davanti ad una me stessa che argomentava le sue scelte. E a un’altra che le metteva in discussione.

Dove la mia verità cedeva sotto il peso di immagini e parole che non potevano esistere in quell’orizzonte che il buio mi ha spalancato davanti. E dove tutta l’impalcatura crollava lasciandomi nuda di fronte a me stessa.

La paura

È stato lì che la Verità si è fatta avanti nella sua forma più luminosa.

Si è rivelata come la somma di ciò che in quel momento È e C’È’.

Non esiste altra Verità se non quella che stiamo vivendo, nella quale siamo immersi come esperienza, nel corpo, nelle emozioni e nella mente. La Verità è quello spazio di vita che in quel momento mi dice chi sono e dove sono. Ed è uno spazio fluido, mutevole, che cambia forma e sostanza.

E questa impermanenza, che ci ricorda la morte, non riusciamo proprio ad accettarla.

Questo liquido fluido nel quale siamo immersi dal concepimento e dal quale usciamo al momento della nascita, si ricrea dentro di noi, nella nostra psiche.

Tutto il nostro essere si muove lì dentro cercando rocce a cui appigliarsi, per tirare il fiato e smettere di agitarsi per sopravvivere in quella strana densità che in qualche modo non le appartiene più. Poi quella roccia diventa un porto sicuro, le acque intorno a noi a volte sono calme, a volte in tempesta.

Ci illudiamo che quella roccia costituisca un punto fermo, la nostra barriera da quell’immersione in ciò che ci spaventa, dimenticandoci che l’acqua erode la roccia, qualunque sia il tempo necessario.

Dovremmo cambiare prospettiva e ricordarci che quel liquido ci può sostenere, accogliere e con le sue correnti portarci nella direzione giusta.

Siamo nati per stare a galla, non per affogare.

Yesod

Nell’albero della vita cabalistico, c’è una Sephira, un livello dell’albero, che si chiama Yesod, e rappresenta la Luna, la dimensione delle emozioni, il secondo Chakra, il labirinto. Questo livello separa un’altra Sephira, Malkut, la Terra, dal resto dell’Albero che rappresenta il potenziale che ognuno di noi può esprimere.

L’attraversamento di Yesod, e quindi la sua integrazione, è un passaggio fondamentale. Altrimenti si rimane sulla roccia che Malkut in qualche modo rappresenta. Mi viene in mente Cast Away con Tom Hanks…

Si dice, nel nostro mondo, che la fusione tra il 1^ e il 2^ chakra, è stato un importante passaggio evolutivo e che l’essere umano, liberatosi (?) dalle pulsioni della natura animale, sia in grado di leggere emotivamente la propria natura ed indirizzarla verso scelte più “amorevoli”. E che l’unione con il 3^ chakra, legato al processo individuativo, sia il prossimo passaggio.

A mio avviso c’è un po’ di confusione in questi concetti.

Le emozioni

Le emozioni sono ancora uno spazio legato alla dimensione animale, in un certo senso. Perché sono la risposta energetica a movimenti che nascono nel fisico (basta pensare alle emozioni che scatena uno spavento o un malessere fisico) oppure sul piano mentale inferiore (cioè emozioni indotte dai pensieri, dalle credenze, dalle esperienze).

Quindi è come se il secondo chakra facesse da cartina di tornasole di movimenti del corpo fisico e del corpo mentale inferiore che esprime le azioni della nostra personalità, non dell’Anima.

Cioè di quella parte di noi che fa esperienza della vita terrena, quotidiana, materiale, condizionata dalle leggi della Vita nella materia e non dalle leggi dell’Amore.

Da questo punto di vista l’immersione ancora nel 2^ chakra, tipico dell’umanità al nostro livello di evoluzione, è necessaria. Non abbiamo ancora altri strumenti di comprensione del nostro percorso di crescita.

Tutto ciò che comprendiamo, la verità che contattiamo è un minuscolo, infinitesimale frammento di una Verità che non possiamo contenere, e di conseguenza, al momento, conoscere.

Il Cuore

Esiste un punto del nostro sistema energetico che è il punto di equilibrio di tutto il sistema. Il 4^ chakra che, tradizionalmente, viene assegnato al Cuore.

Un luogo di immensa energia e di potente capacità di trasformazione.

Che, nella maggior parte dell’umanità, è bloccato. Un punto che ci ricorda la qualità dell’Amore, spogliato di ogni sentimentalismo e romanticismo. Un Amore che è uguale alla parola Accoglienza.

Di quello che sei, di come sei, di quello che senti, di quello che esprimi. Proprio così.

Esattamente come sei. In questo qui e ora.

Senza modelli a cui aderire, senza schemi da seguire, senza stendardi da sfoggiare. Tu. Solo tu. Qui e ora.

Mi dirai “E ti pare facile? Io non lo so affatto chi sono. Forse se lo sapessi, lo esprimerei. Ma ogni volta che provo ad aprirmi a qualcosa che non conoscevo di me, implacabile si erge il giudizio, il dito puntato di qualcosa o qualcuno che mi ricorda di tornare indietro“.

Sì, hai ragione. E sei anche fortunato se ti si erge solo un dito davanti. Molte volte quello che emerge è un mostro, un drago terribile, che spalanca i denti e ci ruggisce contro. Le nostre paure esplodono, diventiamo piccoli, piccoli, e ringraziamo di essere ancora vivi. E torniamo da dove siamo partiti, maledicendoci per aver tentato di passare quel guardiano della soglia.

Ma l’evoluzione va avanti, a prescindere dalla nostra partecipazione.

L’anelito, il desiderio più grande dell’evoluzione è di fare il viaggio insieme a noi. Ma il suo scopo è oltre la nostra limitata partecipazione a questa esistenza. E la nostra adesione al processo, la volontà e il coraggio di essere attori protagonisti di questo movimento è il più grande regalo che potremmo farci.

La Verità

Torno alla Verità.

Questo è un argomento di cui si potrebbe parlare per pagine e pagine. Provo una sintesi che spero ti arriverà nella sua essenza.

La Verità è una Luce lontana che ci orienta.

È la Lanterna della carta dell’Eremita. Qualcosa che illumina la Via che ci porta al segreto della nostra profonda saggezza. Ma è una Luce lontana preceduta dalla carta della Giustizia, portatrice della verità come “onesto” punto di equilibrio tra il Cuore e la Mente.

La Verità non esiste nella nostra limitata comprensione.

Esiste il qui e ora di ciò che in quel momento sono. Con tutte le mie contraddizioni, le mie paure, le mie certezze, le mie aspirazioni, la mia struttura. Esiste qualcosa che esprime con tutta me stessa, e attraverso quello che sono, ciò che in quel momento sono.

Ma è la mia verità. Non è quella di nessun altro.

Se rispetto la mia, se rispetto la sua genesi e la sua evoluzione, e sono consapevole della sua transitorietà, posso predispormi ad accogliere ciò che la Vita mi porterà per andare “oltre”.

E scoprire una nuova verità, e poi un’altra e un’altra ancora.

Perché mi sono accorta, incontrando la mia paura, che l’unica cosa che mi impedisce di essere me stessa è l’idea di non poter essere amata così come sono, nell’immensa e limitata espressione della mia verità.

Senza vergognarmi della mia fluidità, del mio cambiamento, della mia evoluzione.

Permettendomi di seguire i sassolini che mi faranno entrare nella mia selva oscura ed incontrare tutti i guardiani di soglia che nella mia esistenza dovrò incontrare. Guardiani posizionati in punti specifici del mio cammino.

Un cammino che la mia Anima già conosce, di cui posso conoscere la mappa e comprendere il disegno. Ma una mappa che dovrò percorrere, passo dopo passo, accettando anche di sbagliare percorso, di tornare indietro, di rivedere ciò che ho scelto.

E potrò accettare tutto, accettandomi.

Nell’infinito spazio di accoglienza del Cuore, che ogni verità abbia la sua ragione di esistere.

Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Lc 15, 1-3.11-32

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