Le Mat

Le Mat
Le Mat
Le Mat

Eccoci dunque all’inizio e alla fine del nostro percorso 22 arcani x 22 giorni, all’alfa e all’omega, alla manifestazione di quel punto dell’uroboro che è ovunque e in nessun luogo. Le Mat, l’arcano più inafferrabile che c’è.

Cosa si può dire dell’Anima se non un costrutto teorico che ci aiuti a dare forma a ciò che ci definisce nello spirito e, come tale, è totalmente incomprensibile alla nostra limitata coscienza?

Proprio per questo ho deciso di non scrivere il post, ma di affidare ad alcuni concetti chiave, lo sviluppo del dialogo con questo Archetipo, fondamentale per il nostro viaggio.

La stanza, per chi vorrà ascoltarla, sarà sufficientemente stimolante all’attivazione del dialogo interiore.

Il maestro

Le Mat è il maestro realizzato e a lui guarda Le Bateleur, apprendista quali tutti siamo.

Le Mat è il nostro tema astrologico di nascita realizzato, l’onda di probabilità già materia, in una dimensione che non risente del tempo lineare. Noi, partendo, ci apprestiamo a ricalcare le sue orme per raggiungere quel punto di definizione che è già scritto dentro di noi.

E nel fare questo il suo 0 e 22 ci guida, ricordandoci la reale possibilità già insita nel nostro Cammino, che si attuerà passando continuamente per l’arcano che lo rappresenta nell’incarnazione, cioè l’arcano senza nome.

Il morto

Le Mat è legato alla Dea egizia Maat, responsabile del passaggio dal CHAOS all’ORDINE. La dea dell’armonia, della giustizia e dell’equilibrio e quella che sovrintendeva alla psicostasia, la pesatura del cuore del morto.

Quindi Le Mat è il morto ma dal punto di vista dell’anima, effettivamente noi lo siamo. E il collegamento con l’arcano senza nome ci ricorda che il Cammino è l’archetipo.

Il movimento

Le Mat è il Cristo, è Ercole, è l’eroe solare, la cui funzione è impedire che i modelli archetipici gestiti dall’uomo incarnato si blocchino. Abbiamo parlato in tutti gli archetipi di movimento, di cammino, mai di punti di arrivo se non come attimi di constatazione del dove siamo

Perché il nostro scopo è l’opera d’arte, e portare ciò che non c’era è inventare continuamente nuove sintesi, lasciando andare ciò che siamo stati fino a quel momento.

Per Le Mat il presente è il punto di fine, la constatazione e il punto di partenza.

Una vertigine che ci libera da quello che siamo stati e ci proietta in quello che la nostra potenzialità ci chiede di sperimentare, trasformando l’onda di probabilità (tra le tante) in particella nella materia (incarnata).

La verità

La libertà confonde. Confonde perché dovete decidere ad ogni istante. Chiedete regole precise affinché non sia necessario per voi essere consapevoli. Affinché non dobbiate essere pronti a rispondere, cioè responsabili.

Osho, Amore e Libertà

La responsabilità, è l’attitudine a rispondere, la presa di consapevolezza di ogni situazione particolare cui segue immediata e limpida, sicura e adamantina una risposta d’azione accorta – risposta che sola è il vero potere dell’uomo

Essere responsabili vuol dire essere in quel punto di coerenza con me stesso e agirlo.

Se sono lì sono nella mia verità. Se siete lì siete nella vostra verità.

La libertà

Ma se esiste una nostra verità, questa non può che essere il nostro progetto. La funzione unica e irripetibile che dobbiamo assolvere per produrre proprio quel tassello, il nostro, che manca al puzzle.

Vi ricordate? Io sono libero di essere esattamente quello che sono.

Allora, come dice il motto della rivoluzione francese, non si tratta di essere liberi o morire, bensì di essere liberi e morire.

Perché morire continuamente a noi stessi è l’unico modo per sperimentare e scoprire continuamente ciò che siamo. Agevolando il continuo cambiamento che il movimento de Le Mat mi comunica.

Quell’opera d’arte presenta nella pietra che lo scalpello divino, attraverso la nostra incarnazione, farà emergere.

Il gioco

L’anima è la capacità di intensificare il presente, giocando.

La radice etimologia di gioco è scagliarsi, gettare, buttarsi.

Noi diciamo, ma sì tanto è un gioco, proprio per non dare importanza a quello che succederà. Questo è invece un atteggiamento che ci aiuta a vivere.

Laddove il gioco diventa competizione comunicandoci scarsità di risorse ed avversari, ne abbiamo contraffatto la natura originale. Qualcosa dentro di noi ne ha cambiato l’energia, trasformandola in strumento di lotta.

Competere vuol dire andare insieme verso lo stesso punto, utilizzando quindi l’esperienza con leggerezza, come un movimento che grazie alla capacità dell’altro, superiore alla mia, posso apprendere e procedere.

Perché, come dice Calvino

Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. […] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. 

Italo Calvino, Lezioni americane

Se vuoi ascoltare la stanza de Le Mat

Grazie a tutti del percorso fatto insieme e che gli archetipi ci accompagnino.

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