LUNA NUOVA IN VERGINE. L’IMPORTANZA DEL LIMITE

Luna nuova in Vergine e il limite

Le Lune nuove esercitano da un po’ di tempo su di me un’azione potente e questa Luna nuova in Vergine non è stata da meno mettendomi a contatto con l’importanza del limite.

Ha utilizzato il corpo come mezzo di comunicazione, gioia e dolore di questa Vergine. Corpo che, per questo segno, è allo stesso tempo sia perfetta espressione della Terra, materia nella quale opera, sia manifestazione dell’impossibilità di raggiungere la perfezione da parte di chi lo abita.

Qualche notte fa ho avuto un’esperienza fisica prima di addormentarmi che ha aperto alcune domande. C’era qualcosa dentro di me che non c’entrava nel mio corpo. Qualcosa che spingeva nelle braccia, nelle gambe, nel petto per venire fuori. Come in un cartone animato, mi sembrava che alcune parti del mio corpo fossero spinte in fuori, da dentro.

L’esperienza è durata pochi minuti lasciandomi in uno stato di forte perplessità rispetto alla sensazione vissuta. La mente in pochi secondi ha tentato l’assalto alla percezione, ma una parte di me non ha voluto negare la sensazione fisica provata e sono partita alla ricerca dell’abitante.

L’Anima

La prima ovvia risposta è l’Anima.

Ovvia in termini di adesione ad una certa spiritualità. Dentro di me, oltre ad una serie di organi e strutture che costituiscono il mio corpo, c’è una essenza che mi Anima, che mi vitalizza, rendendo possibile il passaggio in questa dimensione.

Un’essenza alla quale ancora non è stato dato un volto integrato, divisi come siamo tra la teoria evoluzionistica di Darwin e la visione pseudo spiritualista della new Age e company.

Soluzioni a metà tra le due, ci sollevano dal dover andare a fondo ad una questione che è, oggettivamente, al di fuori della nostra portata di coscienza.

Personalmente ho scelto la visione dell’Anima come elemento di collegamento tra Materia e Spirito, come necessaria (e inevitabile) interprete di un dialogo tra lingue profondamente diverse per intensità e struttura.

Un lavoro difficile per entrambe le parti in gioco. Un lavoro che richiede la messa a punto di un sistema di mediazione tra i due mondi che va continuamente calibrato e dimensionato verso il punto più basso.

È più facile comprendere per chi ha vocabolari più ricchi, maggiore esperienza ed intuizione, livelli di Coscienza più grandi per contenere quelli più stretti. Per cui il linguaggio si adegua al livello inferiore.

L’immagine di me dentro strutture sempre più grandi prende forma come una perfetta matrioska.

Qualcosa che mi protegge e mi limita al tempo stesso, definendo perfettamente i confini del mio spazio e della mia libertà di movimento.

Pensandomi dentro quella struttura, così piccola con tutte quelle altre parti che mi sovrastano mi sento soffocata, altro che protetta!

matrioska
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La personalità

Ma il nostro è un mondo di specchi e di paradossi, lo sappiamo.

Come in alto così in basso dice la Tavola smeraldina di Ermete Trismegisto.

E quando l’Anima ha deciso di fare la sua esperienza in questa dimensione terrena, per Legge universale ha invertito le parti. Nella matrioska è entrata lei e io (IO?), giorno dopo giorno, ha costruito il corpo fisico, quello emotivo e quello mentale. Io fuori e Lei dentro.

A questa organizzazione sovrintende il segno astrologico della Vergine, custode degli schemi organizzativi che permettono a questo mondo di funzionare rispetto ai vari piani energetici che interseca.

Questa Luna nuova, per me, ha puntato l’attenzione sullo schema. Non solo su come funziona. Bensì sul senso grazie alla presenza di aspetti astrologici nei segni d’aria che sollecitano riflessioni e comprensioni.

Da qui le matrioske, che nella loro funzione, rispondono ad un concetto gerarchico inevitabile vista la struttura con la quale sono state concepite.

La Gerarchia

Secondo l’aspetto con la quale guardo la gerarchia posso considerare due prospettive.

Quella più spirituale dove l’Anima, in quanto emanazione divina, è più in alto. Oppure quella più materialista che vede la Personalità nel suo aggregato psicofisico come unico soggetto agente in questa dimensione.

Generalmente quest’ultima prospettiva si chiama Ateismo ma, nella confusione che colora questo passaggio tra l’Era dei Pesci e l’Era dell’Acquario, direi che le sfaccettature sono innumerevoli e spesso borderline.

Questo passaggio tra le due Ere coinvolge l’aumento della responsabilità individuale nelle scelte che facciamo. La possibilità, data ad ognuno di noi, di sottrarsi ad un potere costituito ammantato di requisiti paterni di protezione e guida che, nella necessaria deriva che il cambio di Era richiede, utilizza oggi questi requisiti come supporto e/o argomentazione a scelte dittatoriali e univoche.

Rimane però il fatto che la Vergine ci ricorda la necessità di un Ordine indispensabile a mantenere la rotta proprio per la massiccia presenza di sano caos che il periodo ci porta.

Mi fa sorridere la presenza di un potente Saturno (potere costituito) in Acquario (segno governatore della Libertà) sullo sfondo di queste riflessioni.

Il limite

Tornando all’Ordine che la Luna nuova in Vergine ci invita a considerare sono obbligata a ripensare al concetto di limite e di libertà. Questo è un tema a me caro, su cui ho scritto diversi articoli e sento che si muove in me una necessaria revisione del concetto per scoprire l’importanza del limite.

Cercando nei dizionari la parola limite mi accorgo che è strettamente legata al concetto di confine. Estraggo dal sito Una parola al giorno questa riflessione:

Quando si traccia una linea di delimitazione, quando si scrive un confine, allora si crea un di qua e un di là, un dentro e un fuori. Però non c’è linea del genere che non sia condivisa: di là sempre c’è qualcun altro, anzi di là sempre è di qualcun altro. Il confinis sostantivo, in latino, è il vicino, il proprietario del fondo adiacente. E come aggettivo è sempre il vicino, diventa l’affine, il simile, il connesso. E dire che il confine a noi pare essenzialmente una chiusura!

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L’affine, il simile ma, soprattutto il connesso.

Perché è certo, che finché siamo vivi, la connessione fra le due parti è evidente e funzionale. Che senso ha una matrioska se i pezzi non sono uno nell’altro? La loro separazione che cosa produrebbe?

Un’individualità che manca di senso rispetto allo scopo.

L’evoluzione

In un movimento evolutivo la Gerarchia è conditio sine qua non.

Solo dove tutto è compiuto, e fermo, non c’è bisogno di scale da salire (lo scendere non è contemplato a livello spirituale 🙂

E noi siamo immersi dentro un processo di evoluzione. Se questo assunto riesco a farlo base del ragionamento, il fatto di essere l’ultimo pezzo della matrioska cambia completamente significato.

È vero sono il pezzo più piccolo, ma la matrioska non sarebbe completa senza di me!

Ma è anche vero che la Matrioska è un artificio del sistema mondo/Universo in cui vivo.

Un processo di evoluzione scaturito dal Big Bang del quale io sono una piccolissima, microscopica, infinitesima parte. Che unita a miliardi e miliardi di infinitesime parte dà senso al movimento.

C’è altro da dire? Posso riconoscere la mia importanza semplicemente da questa prospettiva? Posso vivere contemporaneamente la mia infinitesima piccolezza e la mia evidente indispensabilità al processo come mi dice anche L’arcano XI dei Tarocchi?

L’umiltà

Certo che posso se includo nel pacchetto un altro peculiare attributo del segno della Vergine e cioè l’Umiltà.

Essere umile è difficile. Dobbiamo realmente svincolarci dai luoghi comuni, dai vissuti dei secoli precedenti in cui l’umiltà era legata alla prevaricazione e alla sopportazione, alla negazione dell’abbondanza materiale e dei piaceri.

Oggi pensare all’umiltà e ai suoi contenuti di humus, fertile è abbastanza scontato. Mi sembra, però, che spesso i comportanti contraddicano il pensare, a dimostrazione che l’inconscio collettivo opera ancora, attraverso meccanismi di autoinganno, sulle basi della credenza cristallizzata.

In realtà c’è un nesso con la terra, una potenza primitiva che non si può trattare con arroganza e superiorità.

In sanscrito [bhumi] significa terra, e la creatura della terra è [bhuman]. Da cui [umano]. La superbia (super-bios, crescere sopra) è qualcosa di aereo che trascura il forte vincolo dell’umano con la terra da cui deriva. 

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La resa

Il nesso è semplice.

Siamo fatti di Terra e ad essa torneremo al momento della nostra morte.

Il nostro essere infinitesima e indispensabile parte di un processo evolutivo globale deve fare i conti con l’estrema finitezza del nostro essere Vivi.

Un tempo pari ad un battito di ciglia (perché meno non riusciamo a concepire) se paragonato al tempo del processo evolutivo di cui facciamo parte.

Possiamo leggerla in due modi. Totale inutilità o assoluta utilità.

A noi la scelta. Non tra una e l’altra parte, bensì in quel punto di equilibrio che è l’obiettivo di ogni nostro. movimento.

Accettare la mia importanza nel piano globale comprendendo la funzione che ho per l’Anima, ma ricordando la Gerarchia nella quale sono inserita.

Accettare la transitorietà dell’esperienza nella duplice consapevolezza del tempo necessario in questa dimensione per farla e dell’estrema sintesi che l’Anima porterà con sé nel piano globale dell’evoluzione.

Si chiama resa.

Una splendida, rilassante, consapevole e profonda resa alla funzione che la Monade, scintilla dello Spirito, ha scelto di mettere in campo attraverso Me.

Per camminare insieme, accanto, in questa dimensione terrena, per il tempo necessario a compiere il passo stabilito dall’Anima all’Origine.

Per approfondire il significato della matrioska vai qui

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