Quand’è il momento di chiudere

Sofferenza

Quand’è il momento di chiudere.

Cosa si può dire a chi chiede quand’è il momento di chiudere e non si sente pronta a farlo?Prendo spunto da un consulto. Sento che è arrivato il momento di chiudere, lo so, tutto di me lo sa. Tranne una voce insistente nella mia testa che mi ricorda che non vivrò senza di lui. E tutto il mio essere pende verso quella voce impedendomi di muovermi verso dove dovrei andare?.

E allora? Cosa dire?
Trova il coraggio? Eh, se l’avesse quella voce non sarebbe così pesante.
Pensa a quanto male ti fa stare con lui? Ma se i pesi sono relativi a che vale compararli?
Datti valore! Non meriti uno così!?Ma se è proprio la sua presenza a darle valore!

Si potrebbe continuare ancora per molto, non è vero? Ognuna di noi lo sa benissimo. Anche chi le ha fatte quelle scelte di rottura, illudendosi di avercela fatta, per poi crollare nel confronto con la propria sofferenza.

In una ferita emotiva c’è dolore. E come ogni ferita non possiamo dire che è guarita fino a quando non fa più male. Fino a quando non la sentiamo più.

Qui l’atto d’amore e d’accoglienza va fatto verso la nostra fragilità. Avendo ben presente che solo
Il lavoro dal basso, quello umile, costante, silenzioso può cambiare lo scenario.

Come madre Natura detta i tempi, e il frutto cade quando è maturo, così non dobbiamo pretendere da noi stesse ciò che non siamo ancora pronte a fare. Allo stesso tempo, se davvero stiamo male, dobbiamo lavorare con fiducia e costanza nella direzione della guarigione, concedendoci il tempo necessario per spostare i pesi dentro di noi.

Ciò che non risuona più con la nostra nuova frequenza se ne andrà da solo, perché non ci servirà più a ricordarci cosa dobbiamo lavorare.
Ma fino a quel momento ogni gesto teatrale che metteremo in atto in una relazione d’apprendimento avrà tutt’altro esito che la guarigione.

Il gesto teatrale è una richiesta di cibo del nostro corpo di dolore che assecondiamo producendo energia, di rabbia o tristezza, e nutrendolo. Nessuna di noi è libera da queste dinamiche di integrazione e da tira e molla che ci sfiniscono. Facendoci diventare giudici impietosi di noi (o dell’altro, il che non cambia lo stallo in cui siamo).

Pazienza e amore per noi stesse. Consapevolezza e chiarezza di intenti.
Amore per la verità e rispetto per il proprio dolore.
E fiducia, tanta fiducia nell’orizzonte di amore che spetta a tutte noi.
Questo è quello che dico a chi mi chiede come fare.
Abbracciandoti e abbracciandomi.

Stefania Paradiso

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