QUANTUM DOT – PORTATORI DI LUCE

Fotone

QUANTUM DOT – PORTATORI DI LUCE

quantum dot sono piccolissimi cristalli di dimensioni nanometriche che, energizzati, rilasciano elettroni liberi di muoversi attraverso il materiale. Ritornando al loro stato di partenza, gli elettroni emettono l’energia acquisita sotto forma di luce.

L’intuizione

È il caso di dire che questa frase mi ha folgorato. Diverso tempo fa, leggendo di quantistica, il rilascio della luce nel salto degli elettroni mi era apparso come un fatto magico, qualcosa che sfiorava il prodotto degli alambicchi degli alchimisti. Il fotone di luce viene rilasciato quando l’elettrone decade da un livello più alto ad uno più basso di energia.

È una stilla di consapevolezza rilasciata nell’Universo.

Qualcosa che incrementa la Coscienza collettiva attraverso il lavoro di un singolo elettrone.

Il risultato dell’esperienza è sempre scoperta di qualcosa che non si conosceva.

Se lavoro per semplice uguaglianza e mi vedo come un mondo smisurato di elettroni, lo scopo della mia Vita mi appare sufficientemente chiaro e palesemente eroico.

Mi chiedevo quindi come i quantum dot, che hanno la (s)fortuna di essere uno dei più avanzati (e famosi) prodotti della nanotecnologia partecipino a questo processo di ampliamento della Coscienza.

Lascio ogni deriva complottista e negazionista per avventurarmi in una modesta riflessione.

Il conflitto

Nessuno di noi rinuncerebbe ad avere qualcosa meno della tecnologia alla quale si è abituato. La problematica etica che la riguarda è importante ma, a mio avviso, con poche soluzioni valide per tutti.

È sempre stato così negli step di crescita dell’umanità.

L’etica è la prima cura che si può e quindi si deve avere per la propria vita. E’ un serto di pensiero, di domande e di risposte e di coerenza adamantina con quelle che ci diamo – rischiarato di sentimento e partecipazione nella e per la vita.

https://unaparolaalgiorno.it/significato/etica

Ogni discussione etica ha sempre prodotto due vie. Una in luce, adeguata e leggibile nel momento in cui è sorta e una in ombra che ha preparato l’evento successivo.

In una dimensione energetica come quella terrestre, dove si impara per conflitto, non ci si può esimere dalle due vie.

E la via stretta ha più a che fare con l’ombra che con la luce.

Nella ripetizione di un meccanismo antico quanto il mondo, quello che emerge fortemente è il bisogno di sviluppare una visione Etica che parta dal proprio centro di Coscienza.

Una visione individuale che riconosca all’Uomo una capacità di scelta che parta da se stesso.

Un fortissimo richiamo all’archetipo della Giustizia dei Tarocchi, accessibile solo dopo una profonda e proficua elaborazione del proprio vissuto e della propria ombra.

Il primo arcano del lavoro del discepolo, della fila del servizio. Un cuore ed una mente al servizio della Verità contattata attraverso la propria, personale verità.

Suscettibile di revisione e aggiustamento in corso d’opera man mano che l’esperienza ci porta nuove informazioni.

Il campo di battaglia

Dance of the Vampires

Il campo di battaglia è neutrale.

Nello spazio della mia coscienza accedono le informazioni energetiche frutto dell’esperienza (spesso disagevole) che ho incontrato.

In quel luogo ho il potere di mettere a confronto le due facce della medaglia e, ascoltando tutte le parti in causa, alle quali ho accesso, prendere una posizione.

Questo quando le basse frequenze della paura non invadono il territorio.

Emerge da tutto questo il bisogno di sviluppare un atteggiamento di coraggio interiore, di accettazione del processo, di reiterazione continua del vissuto di esperienza/valutazione/risultato, in un movimento a spirale dal quale non ci si può sottrarre.

È un po’ il meccanismo delle serie televisive.

Un macro argomento di fondo (il blocco sul quale si sta lavorando maggiormente), i personaggi principali (le sub-personalità che si muovono in quel blocco), i singoli episodi (la singola esperienza che produce un pezzetto di lavoro sul blocco).

Potremmo vedere decine di puntate di ogni serie, perché siamo consapevoli che la fine è una esigenza di copione, di budget o di mancanza di nuove energie.

In realtà le tematiche che fanno da sfondo alle diverse serie sono temi dell’umanità (da qui l’enorme successo di pubblico) e quello che ci raccontano è come non ci si può esimere dal mettersi in gioco. In ogni puntata. Volta dopo volta.

Siamo nati per essere eroi.

Tutti quanti. Non eroi sacrificali nel senso splatter del termine, bensì nel senso etimologico del termine.

EROE (dal gr. ἥρως “signore, principe”, di etimologia incerta). – Nel suo significato più generale il termine denota chi si leva al disopra degli altri in quanto è potente, forte, di nobile stirpe (Hesych., Gloss., s. v.).

Treccani

Siamo figli di Dio. Tutti di nobile stirpe.

Il diritto all’autodeterminazione

Il nostro corpo è al momento il campo di battaglia.

Il tema è il diritto all’autodeterminazione del paziente e, astraendomi dal contesto del dibattito collettivo, mi immergo nella mia personale vicenda chiedendomi di cosa mi parla tutto questo.

L’articolo sui quantum dot, l’ho letto d’un fiato. Non volevo perdermi nei risvolti tecnici e scientifici del meccanismo. Ho cercato di ascoltare l’emozione. È emersa un’osservazione spontanea, quasi banale.

Il quantum dot è un pretesto, un mezzo. Uno dei tanti che affolleranno questi anni che ci chiederanno di assumerci la responsabilità di noi stessi all’interno di contesti collettivi. Contesti funzionali al superamento dell’individualità più becera.

È il supporto sul quale mettiamo la maschera dell’invasore, del nemico da combattere. È colui che ci infiamma del diritto alla libertà e alla difesa. È il mezzo che ci parla dell’energia di Chirone in Ariete, dell’atavica paura di essere sottomessi e privati della libertà. È il richiamo di Plutone all’affermazione del nostro Potere personale e alla capacità di metterlo in gioco da Re illuminati.

Ed è anche l’espressione della capacità dell’essere umano di andare oltre, di scoprire nuovi mondi, di accedere ad innumerevoli forme di sapienza. I quantum dot sono una risorsa. Se gli mettiamo la maschera del nemico è perché ci sentiamo invasi. E questo non dipende dal quantum dot o da chi lo usa.

Il potere personale

Catrin-Welz-Stein - Inconscio

Chiunque abbia avuto a che fare con il mondo olistico conosce bene l’interazione tra il mondo energetico e quello fisico. La separazione tra i due mondi è una pura illusione accademica. E anche intuitivamente è comprensibile.

Nell’articolo sui quantum dot si tratta la materia/corpo come qualcosa di indipendente dal soggetto che l’Anima (il gioco di parole è voluto).

Il corpo è una cosa soggetta all’interferenza dei quantum dot nella misura “fisiologica” del suo comportamento reattivo a determinate sollecitazioni. A stimolo segue una risposta. Senza nessuna possibilità di intervenire sulla sequenza da A a B.

Un pezzo di noi sganciato da noi. E noi? E io? Non posso fare nulla su questa interferenza?

Certo che posso.

Sappiamo che una corretta alimentazione ci aiuta a prevenire malanni. Siamo a conoscenza che stati di benessere interiore e mentale ci sostengono nelle difficoltà che incontriamo nella vita. Abbiamo imparato che la modifica di determinate azioni ci porta nel tempo a sviluppare nuove sinapsi e dinamiche più sane. Se voglio, posso.

Se VOGLIAMO, POSSIAMO agire sulla nostra struttura, sui nostri condizionamenti, sulla nostra vita e cambiarle direzione.

Se il corpo è il mezzo che uso per vivere (e nel vivere c’è quanto sopra), perché il quantum dot dovrebbe avere un potere su di me al quale non mi posso opporre se lo ritengo necessario, se ho desiderio di farlo, se sento che per me ne vale il prezzo?

Pensarsi esseri di Luce, senza agire la luce sul piano della materia, è una via di fuga dalla realtà.

È qui, sulla Terra, che dobbiamo dimostrare la nostra stoffa di Eroi.

Mettendoci in gioco, occasione dopo occasione, puntata dopo puntata, avendo ben chiaro il drago da affrontare, le risorse da utilizzare e lo scopo che ci muove.

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Cosa sono i Quantum dot

Fibre di luce

quantum dot sono piccolissimi cristalli di dimensioni nanometriche formati da materiali semiconduttori, che diventano cioè conduttivi soltanto a patto che agli elettroni degli atomi che li compongono venga fornita sufficiente energia, ad esempio per irraggiamento o per effetto di una differenza di potenziale. Quando ciò avviene, gli elettroni “saltano” in quella che in scienza dei materiali è chiamata “banda di conduzione”: un’espressione che non indica una regione fisica, ma uno stato che permette agli elettroni più energetici di allontanarsi dai loro nuclei atomici e muoversi liberamente attraverso il materiale. Ritornando al loro stato di partenza, gli elettroni possono emettere l’energia acquisita sottoforma di luce, producendo un effetto di fluorescenza. ( leggi qui per approfondire )

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