VII – Le chariot

VII-Le chariot

Continuiamo il nostro percorso 22 arcani x 22 giorni esplorando il rapporto tra Arcani Maggiori dei Tarocchi di Marsiglia e il Coronavirus con Le Chariot.

È l’Arcano n. VII degli Arcani maggiori dei Tarocchi. Per la prima volta un arcano che ha il nome che non raffigura il personaggio della carta, ma il veicolo, cioè il Carro. È una carta di compimento, in quanto ultima carta della fila della materia e tra le sue parole chiave c’è quella di successo.

Negli archetipi fin qui incontrati sia L’Empereur che Le Chariot sono carte di successo e quest’ultima in una dimensione più ampia dell’Imperatore, giustificata dall’aver integrato due archetipi importanti come Le Pape e L’Amoreux. Ma, questa carta, soprattutto nell’ottica della stanza in cui ci muoviamo, mi spingeva a cercare significati ulteriori che ci mettessero a contatto con le sue polarizzazioni in maniera utile al lavoro che ci siamo prefissi di fare.

Da questa prospettiva mi arriva la sollecitazione di Fetonte e del suo mito.

Fetonte

Il mito di Fetonte è legato al padre Apollo (Il Sole) e dell’oceanina Climene, divinità delle acque e dei mari. Da piccolo giocava con Oceano che lo lanciava in aria e lo riprendeva in mano. Un giorno evitò la mano del nonno e cadde nelle scure acque dell’oceano, presagio della sua futura morte.

Fu sfidato da un coetaneo sul fatto di poter provare la sua divina discendenza e così, ottenute le rassicurazioni dalla madre, si recò verso l’estremo Est per incontrare il padre.
Dal padre, ottenne la promessa che il dio avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di dimostrare che di lui ne fosse il padre e così Fetonte ottenne il permesso di guidare il carro solare per un giorno. Ma giovane e avventato, si dimostrò inesperto nel gestire le redini e tenere a bada i cavalli di Apollo. Perse il controllo del carro e si avvicinò alla Terra causando grandi danni. Zeus, lo fermò colpendo il carro con un fulmine e facendolo cadere nelle acque del fiume infernale Eridano dove annegò.

Qual’è la mia reazione a questo mito? Verso chi provo risentimento? Verso Apollo, Giove o Fetonte stesso?

Il mito di Fetonte ha aperto in me molte riflessioni, soprattutto su tre parole chiave: acqua/emozioni, bisogno di riconoscimento, significato della vittoria.

Acqua/emozioni nella carta de Le Chariot

VII-Le chariot
VII-Le chariot

Consapevolizzo solo in questi passaggi che con le emozioni non ci siamo più confrontati direttamente.

Abbiamo lasciato quel mondo nella carta de La Papesse e ne abbiamo ritrovato un tratto nella carta de Le Pape. E guarda caso Le Chariot ha il VII composto da V+II. Un richiamo a questo elemento? A me pare evidente, e l’attenzione su questo elemento, anche grazie al mito si fa massima.

Il mito serve a spiegare tutti i momenti importanti della vita umana. Il mito spiega i rapporti tra le persone, il senso della vita, le cose che succedono in natura. E spesso gli epiloghi non sono decisamente quelli che ci aspettiamo.

Il viaggio della Vita, astrologicamente parlando, parte dalla Luna, per arrivare al Sole e tornare alla Luna per integrarne il contenuto.

Nel mito di Fetonte ritroviamo questo movimento.

Il Sole è il potenziale da raggiungere già nel seme del Bateleur e la Papesse (Luna) l’elemento acqua che lo cresce. La sua ricerca del padre/Sole si muove attraverso gli arcani che seguono, fino ad arrivare a Le Chariot dove la posizione polarizzata per eccesso della carta, che sintetizziamo nell’andare oltre se stessi, porta alla morte nelle acque profonde delle emozioni.

Io aggiungo per la difficoltà di accettarsi e riconoscersi.

Bisogno di riconoscimento

Intanto cos’è questo bisogno?

La piramide di Maslow, pur se oggi integrata da altri aspetti, continua ad essere un riferimento importante nell’interpretazione dei bisogni e della loro gerarchia interna. Maslow ha messo questo bisogno in cima ad una piramide che, nella sequenza, si snoda seguendo i contenuti archetipali che abbiamo analizzato fin qui.

Il bisogno di autorealizzazione è la faccia equilibrata del bisogno di riconoscimento.

Nell’autorealizzazione Le Chariot possiamo leggerlo al dritto, capace di gestire, grazie alla conoscenza acquisita di se stesso fino ad ora e al corretto sviluppo dei suoi corpi fisico, emotivo e mentale, i due cavalli sotto di lui, perfetti rappresentanti del movimento delle parti dell’inconscio inferiore e superiore. Anche senza briglie, forte della potenza dell’intenzione che è legata ad un sano sviluppo della Volontà, assume una funzione centralizzante del complesso mondo psichico interiore.

Nella sua versione ombra cosa non si farebbe per essere visti e riconosciuti.

Anche, come Fetonte, sorpassare i propri limiti in una modalità che è pura incoscienza. E trovo davvero interessante che questa parola abbia sollevato nella stanza più consensi che perplessità.

Perché alla fine in noi, nelle parti ancora non adulte, rimane quella spinta di dover dimostrare di essere qualcosa, anche quando quel qualcosa ancora non è neanche chiaro a noi stessi. Con la conseguenza di scegliere tra un blocco di sè e la conseguente immobilità o tra un’arroganza spirituale e intellettuale che ci fa sopravvalutare noi stessi fino a perdere totalmente i nostri veri connotati energetici.

Queste parole sono pesanti e faticose, ma frutto diretto della mia personale esperienza.

Nel mio mandala tarologico, strumento prezioso per l’analisi personale, ho molte posizioni occupate da Le Chariot. Posso affermare che tutta la mia vita fino a qualche anno fa, è stata caratterizzata dalla necessità di essere vista. E che molte volte sono morta nelle acque scure di Eridano.

Come si esprime il mio bisogno di riconoscimento? Dove sento di essere me stessa senza dovermi confermare attraverso l’altro? Come reagisco all’idea di intensità per dimostrare chi sono?

La vittoria

Ma allora, che cos’è questo compimento de Le Chariot? Che cos’è questa vittoria che ogni manuale di Tarocchi contempla per questo arcano?

A me sembra che l’accettazione del viaggio nelle nostre profondità emotive, coscienti del rischio di scendere in quegli abissi, sia già una vittoria.

Il segno preciso di una vittoria della Volontà sulle paure, sulle dinamiche, sulle resistenze, sulle sub-personalità insediate sul palcoscenico della nostra rappresentazione e mal disposte a lasciare spazio ad altro di noi.

Una vittoria che richiede del coraggio, che nasce in questo archetipo da una sempre maggiore definizione di noi stessi. È un coraggio che nasce dalla consapevolezza e dalla presenza de Le Mat sempre accanto a noi. E dal conseguente recupero dell’energia bloccata in quelle emozioni che abbiamo spinto così tanto in fondo. In un circolo virtuoso che alla fine riporta la carta nella sua posizione naturale.

La vittoria è quindi il viaggio stesso. Il muoversi, come la prima carta dove il movimento è esplicito sia nell’immagine che nel nome, scegliendo di farlo, alla ricerca di risposte alle mie domande.

Cioè scendere nelle acque profonde senza finirci per gioco o per sventura.

Qual’è la mia relazione con la parola vincere? Quanto mi pesa perdere? Con cosa valuto la mia vittoria? Quanto ho bisogno di esporre i miei successi?

Il valore de L’amoreux

Le Pape è l’archetipo che ci dà valore e L’Amoreux è il frutto di questo processo. Ci regala maggior coerenza interiore e la possibilità di muoverci tra opposte tendenze con maggior equilibrio.

Al concetto di valore consegue il concetto di accettazione di quello che siamo. E in qualche modo queste parole definiscono un ambito di movimento, potremmo dire dei confini nei quali ci riconosciamo.

Di conseguenza, la mancata integrazione di questo passaggio ci rende privi di confini personali proiettandoci nel concetto di limite dei confini mutuati dall’esterno. Che la carta ben rappresenta nelle due donne che chiudono l’orizzonte del personaggio centrale da una parte e dall’altra.

A prescindere dalla piacevolezza o meno della posizione.

Infatti le polarizzazioni di questo archetipo producono movimenti reattivi. Il blocco nell’avanzare, con l’inconscia accettazione di limiti che nel tempo porteranno alla luce il processo di castrazione e non di definizione. Oppure la modalità dell’inconscienza proiettandoci in movimenti più lunghi della gamba che inevitabilmente, per mancanza di struttura, sconteremo.

Allora il concetto di valore assume il suo significato originario di essere forte, sano, capace. Ma ognuno di questi attributi si esprime in un contesto che è il mio personale. E la cui accettazione mi permette movimenti equilibrati e consapevoli. Questo valore consegue sia da L’Empereur (limiti) che da Le Pape (valore).

Le Bateleur e le Chariot

L’ultima carta della fila della materia ci permette di fare il punto della situazione rispetto al nostro lavoro fin qui.

Abbiamo visto come lo sviluppo integrato delle precedenti posizioni ci permetta un ingresso equilibrato in ognuno degli archetipi successivi con maggiori possibilità di svilupparne le caratteristiche sane.

Ne Le Chariot tornano in gioco, in maniera evidente, le due figure genitoriali di padre e madre presenti sulle spalline dell’Auriga, il guidatore del carro.

Quelle spalline possono essere un ornamento se, nel percorso, siamo riusciti a cogliere l’essenza del messaggio di queste anime che ci hanno dato la vita e accompagnato, come dovevano, per una lunga parte di questo primo tratto. Ma possono anche essere un peso non indifferente per il movimento di quelle braccia che, nelle mani, tengono gli stessi elementi che trovavamo ne Le Bateleur, arcano di inizio di questa fila di archetipi, cioè la bacchetta e la moneta.

La bacchetta è diventata magica e la moneta meno evidente ed importante nell’altra mano. Qui il valore si sgancia dal ristretto ambito materiale, necessario a Le Bateleur per muovere i suoi primi passi, e si sposta sulla capacità di co-creare, in quello sguardo del personaggio fisso sulla bacchetta magica/scettro del potere (personale).

La domanda sembra scaturire naturalmente da questa osservazione.

Sono Le Chariot della mia vita in questo momento?

Le Chariot nel contesto attuale

L’orizzonte nel quale ci muoviamo ha a che fare con grandi temi: potere, autorità, libertà, morte, protezione. Tutte parole chiave che in questi archetipi abbiamo trovato e approfondito soprattutto con riferimento ai genitori.

Trovo quindi naturale che il modo in cui il nostro Chariot si muove in questo contesto abbia a che fare con i vissuti familiari. Una storia che si è cristallizzata dentro di noi generando emozioni che segnalano specifici blocchi energetici.

Emozioni di qualsiasi colore.

Se Le Chariot si polarizza nel blocco avremo emozioni legate alla rabbia e alla paura, anche per il grande dispendio energetico necessario al congelamento della vitalità e del movimento.

Se si polarizza nell’eccitazione e nell’incoscienza, l’energia necessaria sottrarrà risorse ad altri spazi vitali o se la procurerà all’esterno attraverso atti di vampirismo energetico. Come nel narcisista patologico che è una manifestazione di questo archetipo distorto.

Quali emozioni si muovono in me in questo momento? Posso collegare queste emozioni a vissuti della mia storia familiare? È l’eccessiva autorità o la mancanza di protezione a farmi sentire a disagio?

La Luce

Tanti aspetti ombra che si tende a non considerare in questa carta, perché in fondo tutti aspiriamo ad essere un cavaliere senza macchia e senza paura.

Ma non è qui che possiamo ancora esserlo, anzi non credo sia quello che ci viene chiesto di diventare.

I tratti de Le Chariot sono più quelli del Guerriero della Luce di Paulo Coelho dove il mix tra ombre e luce è dominante, con piena consapevolezza da parte del Guerriero della necessità di dominare il paradosso della dimensione nella quale viviamo.

Consapevolezza e capacità che si affina tanto più accettiamo la prerogativa di un Carro che più che avanzare, sale e scende dentro di noi. Quelle ruote divergenti non ci farebbero avanzare di molto, al contrario dei cavalli che, guidati, ci porteranno altrove. Perché lo svelamento di questa carta è comunque all’interno di una dimensione quadrata, come la figura ben rappresenta. Dimensione che ci tornerà ancora molto utile nell’approcciare agli archetipi della prossima fila.

Quelli che ci chiedono lo sviluppo della nostra funzione di servizio.

Hai letto Il Manuale del Guerriero della Luce? Se sì come risuoni con le diverse sollecitazioni? Dove il tuo Guerriero è consolidato e dove no?

Il servizio ne Le Chariot

La dimensione del servizio è la dimensione collettiva dell’Anima. La consapevolezza del Tutto è Uno che ci porta a collaborare, in maniera integrata, con ciò che ci circonda. E con ciò che la Vita ci porta come opportunità.

L’integrazione di questo archetipo è fondamentale per entrare nel servizio con buone possibilità di renderlo fertile. È facile capire che un bisogno di riconoscimento non soddisfatto troverà in coloro che serviremo, il porto ideale per attaccare le nostre funi. Creando dipendenze energetiche e sottesi giochi di potere.

Ovviamente queste affermazioni non sono assolute e trovano gradienti differenti di espressione, consapevolezze che vanno e vengono, comprensioni dello stato di trasparenza rispetto all’altro più o meno chiare.

Ma proprio per ovviare alla tendenza di considerarsi illuminati nell’attraversare questo archetipo è necessario accettare umilmente il fatto di poter tornare a più riprese ad utilizzarlo quando certe emozioni ci ricordano quel blocco da lavorare o cesellare. Dove umilmente è sinonimo di fertilità.

Se ci si illude di aver vinto per sempre la battaglia con i nostri opposti schieramenti interiori, non accogliendo che la Vita stessa è un continuo movimento di integrazione di parti di noi e che l’illuminazione richiede ancora un innegabile lavoro, si rischia di finire come Fetonte.

Che non si è fidato della dichiarazione d’Amore del Padre.

Se vuoi ascoltare l’audio della stanza de Le Chariot

Proseguiamo il nostro cammino con l’archetipo de La Justice. Per iscriverti alla stanza di oggi vai qui

(Visited 1.485 times, 3 visits today)

Share this post