XIII – L’Arcano senza nome

XIII-Arcano senza nome

Continuiamo il nostro percorso 22 arcani x 22 giorni esplorando il rapporto tra Arcani Maggiori dei Tarocchi di Marsiglia e il Coronavirus con L’Arcano senza nome o XIII

È l’Arcano n. XIII dei Tarocchi di Marsiglia ed è una carta difficile e faticosa, seppur grande Maestro di questo percorso.

Non è stato semplice decidere come lavorare l’Arcano in rapporto alla situazione attuale. Troppo facile l’abbinamento alla morte fisica ma è un orizzonte ristretto rispetto alla portata di questo archetipo. Cogliendo l’occasione ricordo che scopo di questo lavoro è ricontattare l’archetipo dentro di noi, individuando come si sta esprimendo e contattarne i messaggi così da sviluppare le qualità che porta per esprimerle in maniera equilibrata.

La morte, tra l’altro, è un tabù e il rischio di parlarne in maniera edulcorata, teorizzata, spirituale, lontana dalle sensazioni della nostra natura animale è molto forte. Indubbiamente la fine è qualcosa che spaventa. Lo è per la maggior parte di noi per la struttura evolutiva che esprimiamo al momento. Ricordando però che siamo entrati nel territorio della Volontà, la possibilità di allenare in noi le parti deputate alla gestione del passaggio è reale e concreta.

Faremo un tentativo in tal senso.

Trasmutazione

Il XIII-L’Arcano senza nome ci conduce nel mondo della trasmutazione, cioè del cambiamento di stato, passando da una frequenza più bassa ad una più alta. È un passaggio di densità, come avviene nel lasciare il corpo fisico, ma è un passaggio che possiamo riconoscere nei nostri movimenti emotivi, quando ci apriamo ad una nuova storia d’amore, o nei nostri movimenti mentali, quando iniziamo un nuovo progetto che ci entusiasma.

È difficile pensare a questo arcano negli inizi, ma c’è stata necessariamente una fine per lasciare spazio al nuovo. Questo è un tema centrale di questa carta. L’immagine di uno scheletro, di una essenza che si muove su un terreno lavico, fertile grazie al nostro passato, ci parla del passaggio. L’inizio lo troveremo dopo. Dobbiamo quindi raccogliere la possibilità che l’archetipo ci dà di rendere utile ciò che stiamo lasciando, in una revisione costruttiva del nostro vissuto.

In questo le carte ci parlano chiaramente attraverso L’Empereur e L’Hermite.

La loro somma fa 13 e il loro dialogo è proprio tra ciò che si è realizzato e il viaggio dentro di esso, alla scoperta del tesoro che contiene, spesso segreto e profondo, ma presente per il fatto stesso di aver fatto l’esperienza. Sia L’Empereru che il XIII hanno questo profilo unico nel Percorso del Bagatto, a sottolineare l’importanza del passato per l’una e del futuro per l’altra. Due facce della stessa medaglia dove c’è uno spazio di presenza a fare la differenza.

A darci quel distacco dalla mente e dall’incessante scorrere del tempo che ci permette il lavoro de L’Hermite. Che può, con l’allenamento diventare un movimento di saggezza, in una accettazione implicita della perfezione della Vita, a prescindere dalla nostra capacità di comprenderlo nel momento presente.

Questa saggezza si sviluppa ricercando l’oro nel nostro piombo con la volontà di trovarlo. Ha molto a che fare con il nostro rapporto con la Vita come opportunità o dovere. Su questo punto gli archetipi precedenti hanno molta importanza, ma conosciamo già alcune vie per lavorarli.

La carta

XIII-Arcano senza nome
XIII-Arcano senza nome

Il cambio di prospettiva che il XIII-L’Arcano senza nome ci presenta rispetto a Le Pendu, ci parla della capacità di questo archetipo di riportarci nella posizione eretta e di riportare ogni cosa nella giusta prospettiva. La sua lama separa l’essenziale dal superfluo, come le teste coronate sotto di lei chiaramente dicono.

Se pensiamo a questa carta come un processo di trasmutazione questi pezzi che vediamo chiaramente sono anche parte del nostro processo. La trasmutazione richiede una dissoluzione che avviene ogni volta che questa carta entra in gioco.

D’altra parte il XIII è anche chiara manifestazione di Saturno, il maestro di rigore, che interviene con fermezza laddove la strada intrapresa non ha senso rispetto al progetto dell’Anima.

Nell’indagare il significato personale di questo Arcano nella stanza sono emersi tre temi centrali: impermanenza, controllo e ignoto.

Vediamoli più in profondità

Impermanenza

Avere un corpo destinato a smettere di funzionare è la caratteristica più evidente dell’impermanenza. Ma se scendiamo a livello cellulare è altrettanto chiaro. Pertanto l’impermanenza è una condizione imprescindibile della natura umana.

Ce lo ricordava chiaramente anche l’uroboro de La Roue de Fortune ricordano l’eterno ciclo di trasformazione dell’energia. Certo possiamo fuggire da questa condizione utilizzando la capacità della mente di correre altrove, distraendoci, con il superlavoro, con la fuga nei mondi spirituali. Ma non cambieremo questa condizione.

Possiamo allora far diventare l’archetipo del XIII-L’Arcano senza nome un’amico cercando di cogliere il suo dono. L’impermanenza ci parla della transitorietà dei fenomeni ricordandoci che nulla è mai uguale a se stesso. Da cui deriva che è sempre tutto nuovo.

E allora perché non ce ne accorgiamo?

Perché la mente ha bisogno di catalogare e incasellare, ha bisogno di avere tutto ben ordinato e schedato affinché la sua capacità logico razionale possa prendere ciò che è necessario al momento giusto.

Ma il cervello è un organo finito e pertanto limitato anche nella sua capacità di schedatura. Per ovvii criteri di economicità, sceglierà tra immagini simili quella già presente nel suo archivio così da non dover codificare nuovamente l’informazione. Perdendosi la novità che nasce dalla differenza dei due oggetti: quello che vedo e quello che conosco.

Stupore e meraviglia

In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Matteo, 18-3

Un bambino piccolo ha l’archivio vuoto. E quello che vede ha sapore di magia perché non sa cos’è. Poi qualcuno dà un nome a quella cosa e lo spazio di magia si restringe entrando in un tassello della nostra conoscenza.

Allenare e ricontattare la capacità di stupirsi è strettamente legato ad aver contattato il proprio piacere. Che cosa mi fa star bene? Cosa amo fare? In quei contesti non c’è mai ripetizione, perché l’osservazione parte dal Cuore, dallo spazio di presenza che l’Amore crea rispetto a quell’oggetto.

Se so cosa mi piace, posso coltivare lo stupore, sentirmi vivo e spostarmi nello spazio di presenza. La presenza è fuori dall’impermanenza perché non è collegata al tempo lineare.

Di cosa sono ancora capace di stupirmi? Quali sono le sensazioni che provo quando succede?

Controllo

La parola controllo deriva dal francese e significa controregistro. Quindi nasce come registro doppione di un altro, compilato con scopi di verifica e di vigilanza.

Peccato che il passaggio nella padronanza e nel dominio è breve.

Di contro, la perdita del controllo è una esperienza di distacco, di rilascio, e quel salto nell’ignoto de Le Pendu ce lo ricorda continuamente. E il XIII-L’Arcano senza nome, dopo quel salto diventa un passaggio indispensabile. Bloccarlo crea un’onda di resistenza dentro di noi che può capovolgere la nostra vita. Se Le Pendu avrà maturato in noi il giusto grado di affidamento, il lasciare andare il controllo sarà un’azione spontanea e naturale (nei limiti della nostra personalità).

Anche qui ci si può allenare a sentire la perdita di controllo come un passaggio dimensionale, di stato, di contatto con sensazioni nuove e anche stimolanti da questo punto di vista. Due sono le vie principali. La dimensione del sonno, e l’entrata nel mondo dei sogni, e la sessualità, come spazio per contattare la presenza che c’è nel lasciare andare. Il Tantra, come via di evoluzione, rappresenta per quest’ultimo spazio un’esperienza ottimale, laddove vissuto come via di scoperta di sé e non alternativa esotica alla sessualità ordinaria.

Qual’è il tuo rapporto con il controllo? Riesci a definire la tua capacità di lasciare andare nelle varie situazioni della vita?

Ignoto

La parola ignoto ha un sinonimo in sconosciuto, che a mio avviso non è solo energeticamente meno faticoso, ma aiuta a comprendere bene la paura che c’è dietro.

L’unico modo per conoscere profondamente un essere è l’atto d’amore; questo atto supera il pensiero, supera le parole. È il tuffo ardito nell’esperienza dell’unione.

Fromm, L’arte di amare

Nel linguaggio sacro conoscere ha a che fare anche con l’esperienza di unione tra un uomo e una donna. Quindi conoscere vuol dire unire due opposti, cioè fare esperienza della Vita attraverso il meccanismo dell’opposizione.

La conoscenza del Sé è la Via con la quale torneremo a Casa, ritornando a quell’albero della conoscenza del Bene e del Male dal quale siamo partiti.

Dio ci ha fatto un dono nel momento della nostra partenza. Ci ha donato la libertà. Su questa relazione tra conoscenza e libertà mi ha illuminato la frase di un filosofo rumeno

Poiché appunto noi non siamo liberi fino all’atto del conoscere. Nel momento stesso in cui conosciamo, cessiamo di essere liberi.

Fondane

Questa frase ha molto a che fare con la modalità dell’impermanenza, dove l’unico modo di essere liberi è continuare a spostarsi verso ciò che non conosciamo, cioè lo s-conosciuto, o ignoto.

Creare spazio

Il XIII-L’Arcano senza nome ci parla quindi della capacità di creare spazio per poter superare il conosciuto ed accedere ad altre parti di. noi.

Da questa prospettiva l’Arcano senza nome è un archetipo indispensabile da sviluppare per non fermare il processo per il quale siamo venuti al mondo, cioè conoscere nel senso più ampio del termine.

E nella relazione tra Le Pendu e L’Arcano senza nome si crea il movimento circolare indispensabile per procedere: prigionia/ignoto/libertà/conoscenza/prigionia/ignoto/libertà… Il XII chiude un ciclo e il XIII nel suo essere +1 lo comincia nuovamente.

Questa visione dell’Arcano senza nome come ti risuona? L’idea che sia un processo di libertà agevola la relazione con l’Archetipo?

Il progetto dell’Anima

Ogni blocco di pietra ha una statua dentro di sé ed è compito dello scultore scoprirla.

Michelangelo

Nel Bateleur c’è quella potenzialità insita nel blocco di pietra, ed ogni archetipo concorre a dargli forma. Ma chi ci spiega la natura del movimento sotterraneo dando senso ad ogni evento che la forma è L’Arcano senza nome.

Dobbiamo lasciare andare ciò che è superfluo e non più necessario per trovarci e realizzarci.

E seppur può essere difficile accettare questo pensiero, nella dinamica delle relazioni umane, le unioni rimangono in essere fino a quando la loro energia produce nella Vita qualcosa di utile. Poi in qualche modo, fino ad arrivare alla scomparsa, chiude il suo ciclo.

Ognuno di noi viene al mondo per essere un’opera d’arte. Unica.

Ce lo dice il Bateleur, ce lo ricorda l’Arcano senza nome, nel cesellare continuamente ciò che dalla pietra sta emergendo.

Nella prefazione di un libro ho trovato questo scritto di Vittorio Sgarbi.

Dunque attraverso il pensiero, attraverso le opere d’arte non muori. Raffaello è vivo, Leonardo è vivo. Perciò hai vinto la morte. E hai aggiunto un altro elemento: che in questa vittoria in cui tu non muori hai raggiunto la condivido fondamentale di Dio, cioè essere immortale, almeno fino a che la memoria lo consente.

E cosa ha fatto l’artista per rendersi immortale? Ha aggiunto al mondo quello che prima non c’era.

La soluzione

Credo che in quest’ultima frase ci sia una chiave importante di interpretazione di questo arcano.

Ognuno di noi viene a portare il suo contributo di scintilla all’Anima Universale che si crea man mano che aggiungiamo tasselli dati dal nostro movimento. Il movimento, e non la stasi, diventa quindi condizione indispensabile per realizzare l’opera d’arte che in potenza già siamo.

E l’arcano senza nome ci aiuta in questo compito ricordandoci la necessità di muoverci in territori sconosciuti.

Chiudo questo impegnativo Arcano con un brano tratto dal Barone rampante di Italo Calvino. Per ricordarci la bellezza e la meraviglia che il Viaggio della Vita per realizzare il Progetto dell’Anima ci regala. Nella visione dell’unione suprema del Sole e della Luna c’è la chiave per leggere ogni processo dentro di noi.

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.

Se vuoi ascoltare l’audio della stanza de L’Arcano senza nome

Proseguiamo il nostro cammino con l’archetipo XIIII. Per iscriverti alla stanza di oggi vai qui

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