XVIIII – Le Soleil

XVIIII-Le Soleil

Continuiamo il nostro percorso 22 arcani x 22 giorni esplorando il rapporto tra Arcani Maggiori dei Tarocchi di Marsiglia e il Coronavirus con XVIIII – Le Soleil

Le Soleil è l’Arcano n. XVIIII dei Tarocchi di Marsiglia e, come L’Empereur segue L’Imperatrice, questo arcano segue La Lune sottolineando nuovamente l’importanza dell’unione dei due elementi. Interessante notare che gli animali simbolici di questi due arcani rispecchiano gli uccelli degli arcani della materia. La dea Mut, lunare, ha come animale totem l’avvoltoio, che troviamo sullo scudo dell’imperatrice, mentre Apollo, solare, ha l’aquila che troviamo sullo scudo dell’imperatore.

Il Tao, simbolo eccelso di sintesi ed equilibrio, è sotteso ad ogni coppia di arcani, ed è un esercizio potete ritrovarlo attraverso i miti e le intuizioni.

Il maschile ne Le Soleil

XVIIII-Le Soleil
XVIIII-Le Soleil

Come per La Lune sono le caratteristiche ad esprimere il tratto femminile, così per Le Soleil, le chiare evidenze della carta ci parlano della natura solare del maschile. Intraprendenza, determinazione, luce, esteriorità, propositività. Tutte qualità che si muovono verso l’esterno, compensando il movimento verso l’interno de La Lune.

Dominando la vita che c’incatena si perviene alla radianza

Antica scrittura indiana

A questi livelli di consapevolezza la Volontà, funzione centralizzante della psiche è una presenza costante e necessaria. E l’uso del verbo dominare mi permette di cogliere l’occasione per sottolineare l’importanza di una conoscenza corretta delle parole (che sono energia) così da poter utilizzare l’energia sottostante in maniera adeguata.

Aggredire e assertività sono due termini energeticamente maschili che tendiamo a giudicare, in maniera positiva o negativa, a seconda del nostro substrato culturale ed educativo.

Nella carta de Le Soleil , l’aggredire inteso come la qualità che ci permette di andare verso qualcosa con determinazione e costanza, lo vediamo nel muro in costruzione. L’assertività o affermazione di sè, cioè la capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace emozioni ed opinioni senza offendere o prevaricare, è l’atto empatico di accoglienza che apre alla collaborazione costruttiva che questo arcano esalta e sottolinea.

Il gruppo

Tanto La Lune ama la solitudine quanto Le Soleil ama la compagnia. Il paradosso del principio di individuazione che questa affermazione sembra portare si scioglie immediatamente nell’importanza della relazione con l’altro non solo come territorio di crescita, ma e soprattutto, come richiamo continuo all’Anima collettiva di cui tutti facciamo parte.

Il labirinto de La Lune, con la sua confusione e disorientamento, caratteristiche del sé separato, diventa più sostenibile e percorribile se ci ricordiamo della nostra natura relazionale. Della possibilità di scambio e supporto, del calore che possiamo trasmetterci. Se, in una immagine, ci ricordiamo dell’Anima che, permeata della realtà di gruppo come valore universale e rappresentata dalla terraferma, ci aiuta ad uscire dalle acque turbinanti delle emozioni.

La luce de Le Soleil

Il Sole è luce e coscienza.

Il principio di individuazione del III^ chakra è un punto di fuoco, che emette energia che può illuminare, guidare e scaldare l’altro. È una luce potente che in un arcano disequilibrato può creare molte difficoltà

Una luce eccessiva, un fuoco troppo ardente brucia sé stessi e gli altri. Mi viene in mente la scena di Bohemian Rhapsody quando Mary dice a Freddie “Freddie, ti stai bruciando come una candela al vento”. Il fuoco de La Maison Dieu (XVI) e l’aria de L’Imperatrice (III) si sostengono nella rapida distruzione dell’io. Il punto di equilibrio fra la manifestazione del Sé e l’integrazione con le esigenze del gruppo è un punto focale di questo archetipo. E indiscusso lavoro del III^ chakra.

Così una luce carente ci parla di un fuoco a bassa intensità che non penetra in una terra/materia dura e bloccata spesso da retaggi genealogici, che rimbalza su se stesso producendo forme pensiero negative, con stati passivi e la nascita di forme di egocentrismo sostenute da vampirismo energetico.

Lo sguardo de Le Soleil

Il mito dell’occhio di Ra, o di Horus, evoca una qualità de Le Soleil che si rifà alla radianza.

L’occhio destro di Horus, figlio di Osiride aveva capacità emissive e anche il nostro sguardo le ha, al punto che, solo ed unicamente da questa prospettiva, potremmo parlare di sguardi seducenti, penetranti o malvagi, come la focalizzazione di una energia di bassa frequenza all’esterno che produce effetti su persone e cose. Per chi ama, come me, Il signore degli Anelli, l’occhio di Sauron esprime perfettamente il concetto. Così come ricordare che il VI^ chakra è definito anche terzo occhio.

Colgo l’occasione per ricordare, sottolineandolo in questo caso, che la risonanza energetica con questo tipo di eventi ci parla di una predisposizione interiore a queste situazioni con lo scopo di integrare ombre di noi che non riusciamo a contattare in altro modo.

Horus per vendicare il padre ebbe uno scontro con Seth che l’aveva ucciso ma perse l’occhio sinistro (lunare) che si divise in 6 parti. Il dio Thot, rappresentato da L’Hermite, li trovò e ne fece una luna piena restituendola a Horus, il quale lo prese trasformandolo in un serpente che posò sulla sua fronte.

Lo sguardo de La Lune

La Luna piena che emerge in questo mito, tra l’altro ulteriore metafora del percorso della Vita, ci ricorda il tratto contenitivo e accogliente de La Papesse, rappresentata da Demetra.

La Luna piena riflette i raggi del sole, che sono troppo potenti per molte coscienze, facendoci arrivare le qualità del Sole mediate dal specchio riflettente. Mediazione che nasce dalla presenza di qualità energetiche al Sole contrapposte in questo specifico fenomeno astrologico.

Sì, Le Soleil può avere uno sguardo faticoso.

Qui recupero un’ altro aspetto di questo archetipo soggetta a profonde distorsioni e cioè il cinismo, non nell’accezione moderna ma nel suo aspetto socratico. Il cinico era colui che viveva la propria vita in maniera assolutamente autonoma, sfrondando i propri bisogni fino a tornare ad un essenziale stato di natura, sempre in linea con la propria rigorosissima morale e di intelletto cosmopolita. Direi una visione reale, cruda senza abbellimenti. E infatti abbiamo La Lune ad integrare questo aspetto.

Il Maestro interiore

Sviluppare il proprio Maestro interiore, espressione sintetica per parlare dell’insieme di attributi interiori che ci guidano nel percorso evolutivo, non può prescindere da un archetipo come questo integrato.

Perché l’Ego è una condizione imprescindibile della capacità di guidarsi (ed è scritto con la E maiuscola perché non è l’ego dei complessi psicologici).

Tutti i discorsi che si possono fare sul giusto punto di equilibrio di questa parte di noi lasciano il tempo che trovano di fronte alla visione di un Universo perfetto che si muove verso l’Amore attraverso l ‘esperienza.

Affermazione che non giustifica l’atto di egoismo, ma lo contempla come parte del processo di conoscenza. Ponendo l’accento sulla necessità di trovarsi, individuarsi, conoscersi, così da poter portare alla luce se stessi e contribuire alla Grande Opera.

D’altra parte lo stesso Ercole, eroe solare e prototipo del discepolo, fu educato da maestri elevati e preparati ma ad un certo punto li uccise tutti. Doveva sfuggire alla loro autorità, trovare la propria strada e stabilire il proprio rapporto con la vita. E questo movimento passa inevitabilmente per atti di egoismo, fino a quando la purificazione dell’archetipo non ci porterà su quella terraferma. Lì, grazie alla struttura formata, si potrà donare se stessi al mondo, uscendo da quella forma di egoismo che altro non è che il sintomo di una evidente fragilità interiore da integrare.

I gemelli

Ne l’archetipo de Le Soleil il riferimento ai gemelli è notevole.

Anche qui riprendo il mito di Ercole. Era uno dei due gemelli, uno terreno l’altro figlio di Zeus. Ercole uccise il suo gemello. Così egli non era più un’entità divisa, non era più una dualità, ma un’unità formata da anima e corpo.

Lo scopo della vita è essere consapevole della propria dualità: personalità ben sviluppata ed altamente organizzata attraverso la quale abitualmente egli si esprime (mentale, emotiva e fisica), con tutte e tre le parti coordinate in un’unità integrata. L’altra è la natura spirituale, con i suoi impulsi e le sue intuizioni, la sua costante spinta verso il divino e il conseguente conflitto scaturito dalla consapevolezza di tale dualità. Questa condizione denota sempre lo stadio del discepolo. Egli ha raggiunto l’unificazione e sa di essere un’anima in un corpo e non un’anima ed un corpo e questa consapevolezza dovrà ora guidare tutte le sue azioni. (Da Le Fatiche di Ercole di Alice Bailey)

Su questo tema dei gemelli fa la sua prepotente comparsa il tema del gemello scomparso, cioè di quella parte fisiologicamente concepita con noi alla nascita, ma non arrivata a concretizzarsi nella materia.

Virgilio e il gemello scomparso

Una parte di noi che potremmo vedere come una coscienza meno densa, capace di una comunicazione più immediata con il piano dell’Anima, e che, in un patto d’Anime di amore incondizionato, ci segue nel nostro cammino tra Inferno e Purgatorio.

L’insight che la stanza mi ha portato su Le Soleil riguarda la figura di Virgilio.

Egli è il gemello scomparso. Quella parte di noi che vive nel limbo e, richiamata dall’anima/Beatrice, si attiva per portarci alla sua presenza. Una parte psichica che ci ricorda l’Amore incondizionato e la nostra natura relazionale, che ci dà lo spazio e il tempo di consapevolizzare la nostra esperienza, ricordandoci il fine ultimo.

E quel segnor che lì m’avea menato, 
mi disse: «Non temer; ché ’l nostro passo 
non ci può tòrre alcun: da tal n’è dato
.                        

Ma qui m’attendi, e lo spirito lasso 
conforta e ciba di speranza buona, 
ch’i’ non ti lascerò nel mondo basso».
                       

Così sen va, e quivi m’abbandona 
lo dolce padre, e io rimagno in forse, 
che sì e no nel capo mi tenciona.
 

Inferno, VIII Canto, 103-111

Una parte energetica che dobbiamo lasciare andare arrivati alle porte del Paradiso Terrestre, fidandoci di ciò che abbiamo sviluppato, grazie alla sua presenza.

Non aspettar mio dir più né mio cenno; 
libero, dritto e sano è tuo arbitrio, 
e fallo fora non fare a suo senno: 

per ch’io te sovra te corono e mitrio

Purgatorio, XXVII Canto, 139-142

Se vuoi ascoltare l’audio della stanza de Le Soleil

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